domenica 15 dicembre 2024

LA STORIA DEL PUNGITOPO


Era dicembre, la gente se ne stava 

in casa al calduccio perché il freddo 

era intenso e le strade erano tutte 

coperte di neve e di ghiaccio.

Un topolino in mezzo alla campagna 

tremava e batteva i suoi dentini. 

Egli, sorpreso dalla tormenta, 

non era riuscito a raggiungere 

in tempo il suo rifugio. 

Si sentiva perduto e non sapeva 

come fare per non morire assiderato.

All’improvviso, tra l’ammasso di neve, 

notò in lontananza un arbusto verde. 

Il topino si sentì in salvo e si mise 

a correre in quella direzione. 

Prima di rifugiarsi tra i rami di quella 

pianta la salutò e poi le chiese 

ospitalità. 

Il cespuglio gli disse di non aver nulla 

in contrario ad accoglierlo, 

ma era giusto che sapesse subito 

che le sue foglie erano spinose 

per proteggersi dagli attacchi dei 

ruminanti.

"Se vuoi accomodati pure tra i miei rami! Io

 ho fatto il mio dovere ad avvisarti del

 pericolo a cui stai andando incontro." 

Sottolineò la pianta.

Il topolino ci pensò un po’, ma, 

non avendo alternative 

per sopravvivere alla tormenta, 

si infilò con cautela tra i rami 

dell’arbusto.

Pensò tra sé:" Meglio qualche puntura 

che morire stecchito tra la neve!"

Ad un tratto si alzò un vento gelido 

impetuoso ed il topino 

per non essere trasportato via 

nel suo vortice si aggrappò con forza 

con le sue zampette ad una foglia 

dell’arbusto dimenticando le spine.


"Ahi! Ahi! Che dolore." Urlò il povero topino.

Le spine lo pungevano e piccole gocce 

del suo sangue si posarono tra i rami 

della pianta. 

La notte freddissima gelò quelle 

gocce e le trasformò in rosse palline 

di ghiaccio. 

Al chiarore della luna esse brillavano 

come rubini. 

L’arbusto con quelle palline rosse 

era veramente bello ed elegante. 

Ringraziò il topolino di avergli fatto 

quel dono bellissimo. 

La pianta, però, aveva paura di perdere 

quelle palline una volta che l’aria 

si fosse riscaldata ed il gelo 

scomparso, così si rivolse alla regina 

delle piante e le chiese di lasciargliele 

per sempre. 

Il suo desiderio fu esaudito e, 

toccandola con la sua bacchetta 

magica, disse solennemente:

"Io voglio premiarti perché sei stata 

generosa, buona e sincera 

con il topino e meriti un bel regalo 

per il Natale ormai vicino. 

D’ora in poi avrai anche tu, 

come tutti gli alberi, fiori e frutti 

e non solo foglie spinose.

Per ricordare a tutti che i tuoi frutti rossi

 sono nati dal sangue del topolino 

sarai chiamata col nome di Pungitopo".

La pianta commossa, ringraziò 

ripetutamente la regina buona,

mentre scompariva dalla sua vista. 

Il pungitopo pensò tra sé 

che è sempre meglio, a questo mondo, 

esseri buoni, perché dal bene 

nasce sempre altro bene.

La piantina, ammirandosi, 

rimase stupita per la bellezza 

acquistata con quelle bacche rosse 

che l’adornavano. 

Da allora, ogni Natale, la sua felicità 

è grande e completa, 

quando le persone con i suoi rametti, 

abbelliscono le loro case. 

Da quel giorno, infatti, diventò 

una pianta ornamentale natalizia 

che ognuno vuole avere nella 

propria casa perché porta fortuna 

ed è beneaugurante.


dal web 

Nessun commento:

Posta un commento

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE

Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scors...