mercoledì 24 dicembre 2025

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE



Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scorso e già ricominciano a suonare le campane con quel suono così caratteristico. Un altro Natale è arrivato, precipitando su di noi con la spaventosa velocità del tempo. Ed eccoci perciò alle prese con la famosa ricorrenza, la quale ogni anno si presenta esattamente identica, conservando intatto, attraverso i cataclismi e i secoli, il suo incanto.

Sul Natale sono state dette fiumane di parole, scritti centinaia di libri, migliaia di racconti e di poesie. A prima vista sembra che, per parlarne ancora, ci voglia una bella dose di coraggio. Ma non è vero. Non se ne parlerà mai abbastanza. Il Natale ritorna ogni dodici mesi, allo stesso giorno, il 25, con precisione matematica, non è quindi una cosa molto rara. Tutti sanno come è fatto, tutti potrebbero descrivere in anticipo nei minuti particolari quello che accadrà nelle case rispettive. Eppure se ne resta sempre sbalorditi.

Senza neppure chiedersi il perché, la gente si smarrisce in quella strana atmosfera di allegrezza, di riposo, di poesia, di bontà e, data l’abitudine, trova tutto molto naturale; però nel profondo dell’animo c’è lo stupore, l’incredulità. Come è possibile che esista un giorno così differente dagli altri 364 giorni dell’anno? Come si spiega che per l’occasione l’umanità si comporti esattamente al contrario del solito?

Certo, è un fenomeno straordinario, uno dei fenomeni più sbalorditivi che siano mai accaduti sulla terra. Più ci si medita, meno si riesce a capacitarsi. Una faccenda così terribilmente diversa da tutto il resto! Provate, per piacere, a pensarci un po’.

La situazione è la seguente: c’è da solennizzare un importante anniversario, il più importante anzi. La scoperta dell’America – tanto per fare degli esempi – o la caduta dell’Impero romano, che cosa volete che siano al paragone della nascita di Cristo, figlio di Dio sceso fra noi per farsi crocifiggere? Anche i cristiani di tiepida fede, anche i dubbiosi, anche i miscredenti, tutti d’accordo che questa è la data più grande della storia, dopodiché si è cambiata la faccia del mondo. Al confronto Waterloo e il trattato di Aquisgrana fanno ridere.

Ebbene – e qui comincia l’incredibile – che cosa decidono di fare gli uomini per festeggiare la ricorrenza massima dell’anno? Osservateli, prego, con grandissima attenzione. Forse che si riuniscono in cortei, come nei giorni di esultanza nazionale, per marciare fino in piazza con le bandiere e i labari, al suono di fanfare? Forse che chiudono la casa e si mettono a girare per il mondo come d’estate quando ci sono le vacanze? Neanche. Oppure si travestono con allegre maschere e scorrazzano per le strade con pifferi, chitarre e bottiglie di buon vino? Ma neppure. Vuol dire dunque che restano tutto il santo giorno in letto a sonnecchiare? O si affollano nelle osterie a vuotare fiaschi e botti? O invadono cinema e teatri? O vanno a caccia? O se ne stanno seduti ai tavolini del caffè a spettegolare? O giocano alla palla? O si danno interamente a far l’amore? Meno che mai.

E allora cosa fanno? Se non lo si constatasse coi nostri personali occhi, non lo si crederebbe. La realtà supera le più pazze favole, perché il fatto sbalorditivo è questo: gli uomini per godere la festa delle feste, non cercano gli spassi soliti; al contrario, essi scelgono proprio quello che normalmente riesce più ostico e ingrato, l’opposto delle abituali preferenze.

Per il giorno di Natale – credere o non credere – diventano buoni all’improvviso. Si mettono a eseguire con entusiasmo sincerissimo il comandamento più spinoso di Nostro Signore Gesù Cristo , che è quello di amare il nostro prossimo!

Cosa è successo? Sono forse diventati tutti matti? Forse li prende un’arcana nostalgia della stagione remotissima quando tra gli alberi e i ruscelletti dell’Eden, Adamo ed Eva si aggiravano spensierati, senza neppure lontanamente sospettare che cosa fosse desiderare il male? O è invece un anticipo, un presentimento, una prova generale dell’età futura, anch’essa lontanissima ma che certo un giorno arriverà, quando la cattiveria, l’odio e l’egoismo saranno spariti dal consorzio umano?

Quale che sia il motivo, guardateli uno per uno: la mano abituata a bastonare oggi accarezza, la bocca abituata ad imprecare oggi sorride, l’avaro è generoso, l’invidioso gode dei successi del collega, il vendicativo è pronto a perdonare. Sissignori, oggi uomini e donne trovano più soddisfazione nella gioia altrui che nella propria. E questo, salvo errore, si può dire un bel miracolo.

Ma non è finita, non è ancora tutto. State attenti che il bello arriva adesso. Viene infatti istintivo di pensare: tanta bontà, tanto amor del prossimo è certamente una cosa splendida, ma chissà che fatica costa, che sacrifici, che travagli. Chissà che peso, per gli uomini, sostenere uno sforzo simile senza il minimo allenamento preventivo. Macché. Proprio il contrario. A vederli, non si sono mai trovati così bene. Che facce liete, che sguardi benevoli, che sorrisi luminosi, che parole soavi, piene di tolleranza e comprensione. Ciò che di solito è un castigo, cioè il sacrificarsi per il prossimo, diventa luce, soddisfazione, beatitudine. Felici sono, leggeri come piume.

Questo è il prodigio di Natale, sul quale non si scriverà mai abbastanza, da tanto è bello e misterioso. Resta infatti aperto un grande enigma: se in questo giorno gli uomini ci trovano tanta gioia a essere buoni, se si sentono così in pace con se stessi, perché non ci danno dentro, perché non perseverano, perché non si abbandonano definitivamente dopo averne provate le delizie, alle tentazioni del bene? Invece smettono subito. Basta che dal calendario cada il foglietto del 25 dicembre e che compaia il 26, tutto riprende come prima: gli affanni, le facce dure, gli occhi cattivi, l’avidità, le parolacce, gli scatti d’ira, le maldicenze, gli egoismi, l’inquietudine. Come se il Natale fosse stato un sogno, o una colpa vergognosa da nascondere, o una fuggevole pazzia su cui sarebbe pericoloso insistere. Per ventiquattr’ore gli uomini trovano la massima gioia nel fare quello che è nei desideri di Dio; e subito dopo, inesplicabilmente, tornano alle loro squallide abitudini. Perché questo voltafaccia? Ecco un problema che non siamo mai riusciti a decifrare. Perché buoni un solo giorno e poi basta fino all’anno successivo? Eppure sembrano felici.

Ben strana razza, gli uomini. 

Bravo chi li capisce.

♡DINO BUZZATI♡

sabato 1 novembre 2025

ANDREA CAMILLERI RACCONTA

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.

Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri)

giovedì 2 ottobre 2025

FESTA DEI NONNI


Capelli color d'argento...

Cuore color dell'oro... 

Dotati di tanta pazienza 

più di tutti hanno il potere dell'attesa,

del rispetto dei propri spazi. 

Vivono delle piccole gioie, 

si emozionano per gesti 

che possono sembrare banali. 

Basta un piccolo pensiero 

e anche la giornata nuvolosa

improvvisamente si riempie di sole. 

Una gioia infinita rivedersi 

nei piccoli gesti, nelle parole, 

nelle delicate movenze.

Amore incondizionato, 

abbraccio confortevole, 

momenti gioiosi, 

lezioni di vita...

questo sono i nonni ❤️


A.M.A. 

mercoledì 25 giugno 2025

POTERE o SUCCESSO?

Due facce della stessa medaglia, due mondi che non amo, che non ho mai sopportato e che purtroppo mio malgrado ho dovuto subire. 

"Io aborro" diceva Mughini...io invece non riesco proprio a trovarci nulla di speciale, ancora mi chiedo perché molta gente viva in funzione di essi.

Uno contiene l'altro anche se spesso si scontrano...la massa sembra inebriata da questi due mondi, non riescono a vedere cosa c'è dietro perché non entrano nel profondo, per farlo bisogna avere molta sensibilità, cosa molto rara oggigiorno, soprattutto sui social. Non è facile far capire loro che è difficile trovare qualcuno che, raggiunto il potere o il successo, curi l'interesse dell'altro, in quanto prevale sempre il proprio, è più forte...anche se qualcuno dice "lo faccio per il bene del paese" una volta dentro il macinino viene frullato nella mischia e non ne esce più. Di esempi ne abbiamo tanti. Così come sono pochi quelli onesti che fanno il loro dovere. Si sa che dove c'è la massa non c'è mai nulla di buono.

Perché il potere avvolge così tanto l'essere umano? lo non ci trovo nulla di interessante, avere una poltrona, tanti soldi, popolarità e poi essere vuoti e incapaci a fare del bene...che senso ha.

Questo è il palazzo dei poteri...rincorrere la popolarita, fare tante chiacchiere e pochi fatti, farsi i selfie con la mediocrità, che si sente importante ma soprattutto per poterlo condividere sui social e prendere tanti like. Ecco anche i LIKE, più ne prendo, più mi sento importante, più sono popolare. Avere tanti like, come se fossero voti, tutto questo può corrispondere anche a un successo elettorale?

Mah! come le sardine che per un gioco lanciato sui social riuscirono a raccogliere 6000 follower in pochissimo tempo, sembravano nati per cambiare il mondo e adesso dove sono finite...fritte in padella?

Poveri noi disillusi che si possano cambiare le cose, loro sì che cambiano il loro costume di vita. C'è tutto nella morale del Gattopardo "tutto deve cambiare perché tutto resti come prima" emblematica frase del millennio scorso ma ancora attuale.

Non si capisce o forse non si vuole capire che molta gente vuole fare politica "per sistemarsi" due parole che ancora mi frullano in testa pronunciate da persone spregiudicate che vedono la politica come risoluzione al problema della disoccupazione. Gli effetti di questo cattivo costume si nota subito quando entri in un ufficio pubblico e devi risolvere un problema...ne esci sconfortato e con due problemi al posto di uno. 

Poi c'è un'altra cosa che mi getta nello sconforto, vedere come l'ideologia politica prevalga al punto tale che se non trovo posto a destra vado a sinistra e viceversa, tanto un posto vale l'altro per far danni...

E la gente continua a credere in queste persone, a volte mi chiedo "ma siamo esseri umani o automi?" 

Dubbio amletico...


venerdì 23 maggio 2025

LA STRAGE DI CAPACI


#PerNonDimenticare

33 anni fa

1000 kg. di tritolo

Un grande uomo, la sua compagna e tre uomini della scorta trovarono la morte mentre svolgevano la loro quotidianità. 

La strage di Capaci, altro scempio compiuto dalla mafia. Hanno spezzato la vita di persone che hanno lottato in nome della legalità, per sconfiggere un mondo che non ci appartiene e che ci vuole soggiogare al suo potere. Un capitolo della nostra storia sia doloroso che indimenticabile. Lo ha reso ancor di più quella lapide posta sul luogo dell'attentato, quando quel rombo assordante che, oltre a rendere il cielo tutto nero, ha fatto sobbalzare i contadini che lavoravano i campi nelle vicinanze, ma soprattutto ha fatto tremare i cuori di tutti noi che avevamo creduto nel lavoro di queste persone che hanno sacrificato la loro vita nell'impegno assoluto per difendere la legge e la democrazia. Persone che hanno lottato perché ci hanno creduto nella sconfitta di questo "modus vivendi", perché come tutte le cose anche la mafia come ha avuto un inizio deve avere la sua fine...

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini..."

~ Giovanni Falcone ~



giovedì 1 maggio 2025

1° MAGGIO - FESTA DEL LAVORO


#FestaDelLavoro #PrimoMaggio 

In questo giorno ricordiamo i tanti lavoratori che hanno lottato e subito ingiustizie per migliorare le nostre vite,  dandoci diritti e dignità...

"Chi lavora con le sue mani 
è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa 
è un artigiano. 
Chi lavora con le sue mani 
e la sua testa ed il suo cuore è un artista.”

◇ San Francesco D’Assisi ◇



    #LeggendaDelMughetto

Il mughetto è una pianta con i fiori bianchi e profumati, simili a dei campanellini, che per la loro forma vengono chiamati anche tazzine delle fate. In questo giorno c'è l'usanza di regalare almeno un mazzo di questi fiorellini, simbolo di felicità che torna, ma anche come portafortuna. 

In Francia il primo maggio si celebra anche la Festa del Mughetto e questo si deve grazie al datore di lavoro di alcune operaie francesi. Per premiare e ringraziare del lavoro svolto e della fatica donò ad ognuna di loro un ramoscello di mughetto. Da questo gesto di gratitudine e con il passare del tempo il piccolo fiorellino bianco è divenuto simbolo della festa del Lavoro. Successivamente il mughetto si è visto legare sempre di più nella simbologia del primo maggio. Prima per celebrare l’arrivo della primavera poi associandolo al lavoro.

Nella mitologia latina il mughetto, dedicato al dio Mercurio, rappresentava la speranza. E durante i riti sacri se ne regalavano tre rametti in segno di amicizia. Tempo dopo, per i cristiani, il mughetto divenne il fiore di San Leonardo. Secondo il mito infatti il fiore si generò in segno di vittoria dalle gocce di sangue del santo, ferito durante la sua lotta contro il demonio.

Quale augurio migliore in questo giorno....

                               ********

"Lavoro è vita, lo sai,

e senza quello

esiste solo paura e insicurezza"


~ John Lennon ~

venerdì 25 aprile 2025

25 APRILE - FESTA DELLA LIBERAZIONE



Molte donne hanno partecipato alla Resistenza. Si è sempre combattuto per avere gli stessi diritti degli uomini, una battaglia che ancora continua. C'è da dire che senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza anche se il loro contributo per l'ottenimento della LIBERTÀ è stato per lungo tempo lasciato ai margini del racconto...

#FestaDellaLiberazione

#25AprileSempre #Libertà


La guerra è finita...

C'è un silenzio che parla.

Si respira aria di pace,

finalmente si possono

guardare le stelle con serenità.

Gioia e felicità ci coglie,

non servono parole.

Che i cannoni sparino

vita per le strade, ci si abbraccia,

son tutti pazzi, si ascoltano

parole da tempo dimenticate.

Finalmente è pace in tutto il mondo.

Non si sentirà più tremare il cielo,

non si palpiterà più

al primo rumore che ci coglie.

Non ci sarà più l'ansia

ad aprire missive

con notizie agghiaccianti.

Niente più attese estenuanti,

vivendo nel ricordo di un passato

che possa diventare futuro.

Che tutto ciò non si ripeta,

che diventi un brutto sogno,

da dimenticare,

quell'incubo che ha tenuto tutti svegli,

da cancellare.

Che possa regnare nel mondo

la pace e la possibilità

di gridare all'unisono LIBERTÀ...


A.M.A.

lunedì 21 aprile 2025

CIAO PAPA FRANCESCO

Ricordiamo il nostro amato Papa Francesco con le parole del suo intervento a Sanremo 2025, sempre impegnato fortemente per il conseguimento della pace nel mondo... 

"Carissimo Carlo,

ho ancora nel cuore il ricordo della Giornata Mondiale dei Bambini, lo scorso maggio, tu eri con noi con il calore umano che ti contraddistingue, in quel bellissimo momento allo Stadio Olimpico con i bambini di tutto il mondo.

Sai, la musica è bellezza, la musica è strumento di pace. È una lingua che tutti i popoli, in diversi modi, parlano e raggiunge il cuore di tutti. La musica può aiutare la convivenza dei popoli.

Penso, in questo momento, a mia mamma che mi raccontava e mi spiegava alcuni brani di opere liriche facendomi conoscere il senso di armonia e i messaggi che la musica può donare. Pensando al tuo invito penso direttamente a tanti bambini che non possono cantare, non possono cantare la vita, e piangono e soffrono per le tante ingiustizie del mondo, per le tante guerre, le situazioni di conflitto. Le guerre distruggono i bambini. Non dimentichiamo mai che la guerra è sempre una sconfitta.

Questo è quello che desidero di più, vedere chi si è odiato stringersi la mano, abbracciarsi e dire con la vita, la musica e il canto: la pace è possibile! Oggi tu lo stai facendo e lo stai facendo dire attraverso la musica.

Cercate di vivere delle belle serate e rivolgo un saluto a tutti coloro che sono collegati, specialmente le persone che soffrono, e a tutti voi, e che la buona musica possa raggiungere il cuore di tutti. Sai, la musica può aprire il cuore all’armonia, alla gioia dello stare insieme, con un linguaggio comune e di comprensione facendoci impegnare per un mondo più giusto e fraterno. Grazie"


Ti ringraziamo noi per i tuoi insegnamenti, continua a proteggerci da Lassù...

sabato 19 aprile 2025

IN RICORDO DI ROCCO SCOTELLARO


Nel collage il dipinto raffigurante Rocco Scotellaro fatto da Carlo Levi e due poesie tratte da una sua raccolta..

Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953) è stato scrittore, poeta, politico, contadino. Oggi ricorre l'anniversario della sua nascita. Riprendiamo in mano le sue opere e ripensiamo a lui, che è stato impegnato sul fronte della lotta sociale, che si è battuto per i diritti del popolo meridionale.

Ricordiamo questo grande personaggio del Novecento italiano con una sua poesia, la più nota, la “Marsigliese contadina” secondo la definizione di Carlo Levi…


 SEMPRE NUOVA È L’ALBA.

(Sono due terzine, una quartina e una pentastica scolpita sulla tomba di Rocco)


Non gridatemi più dentro,

non soffiatemi in cuore

i vostri fiati caldi, contadini.


 Beviamoci insieme una tazza colma di vino!

ché all’ilare tempo della sera

s’acquieti il nostro vento disperato.


Spuntano ai pali ancora

le teste dei briganti, e la caverna,

l’oasi verde della triste speranza,

lindo conserva un guanciale di pietra.


Ma nei sentieri non si torna indietro.

Altre ali fuggiranno

dalle paglie della cova,

perché lungo il perire dei tempi

l’alba è nuova, è nuova.


Attraverso il link sottostante potete ascoltare alcune delle sue poesie ⤵️⤵️⤵️

https://www.facebook.com/iPoetiEstinti/videos/229094458478461/

venerdì 21 marzo 2025

A TE ALDA MERINI


Devo ammettere che non conoscevo la storia di Alda Merini, grazie al film che le è stato dedicato ho avuto l'opportunità di farlo. Un animo tormentato che ci ha lasciato in eredità "la voce dell'anima", ovvero le sue poesie. Nella mia dedica ho cercato di esprimere ciò che mi ha lasciato conoscere il suo percorso di vita...


Sei un vuoto d'amore

pieno di sentimenti.

Uno spazio dove crescere,

dove poter urlare

un silenzio immane.

Uno sguardo laggiù

dove finisce il mare

e inizia l'infinito,

dove soffoca la paura

e comincia l'incanto

che provoca un brivido tempestoso.

Canti alla luna un inno celestiale

e poi ti fermi a cercare

l'ebbrezza di un momento eterno.

Salva la tua folle pazzia

con dei poveri versi

che saltano come grilli

e hanno il suono delle cicale.

In un attimo scorre

tra ginestre e fiori

un tenero pensiero

di una donna avida

di un dire che non sa,

perché la bestia feroce

di lei si è impadronita

e non fu più amata.

Sei venuta con la primavera

scatenando, non una tempesta,

ma riempiendo d'amore

quel vuoto che ci hai lasciato.

Vittima della follia

che non ha turbato

quel pensiero vagante

e il suo lento fuggire

ha dettato una confusione immensa

generando ciò che il cuore

non riusciva più a contenere...

A.M.A.

mercoledì 19 marzo 2025

AL MIO PAPÀ



Il mio primo amore...

ricordo me bambina quando venivo a spiare le tue lezioni ed ero gelosa che le attenzioni erano solo per quei ragazzi che volevano imparare a suonare. Quando ti arrabbiavi, non appena sbagliavano, alzavi la voce con loro, per le steccate che prendevano, io scappavo a nascondermi. Povero scricciolo, avrei voluto imparare a suonare e qualcosa ho appreso, non sapevi di aver plasmato una spugna avida di sapere. E quando di nascosto ho poggiato la mia manina sulla tastiera e mi hai sentito, sei arrivato sorpreso, e subito volevi insegnarmi a usarle tutte e due. Ma io testona mi rifiutai, aver imparato a leggere il pentagramma, rubando le tue lezioni dietro la porta, per me era già una vittoria. Sei stato unico, non c'è nessuno al mondo che sia come te. Forse fisicamente qualcuno ti può somigliare ma il tuo essere non lo troveremo facilmente. Mi hai trasmesso i valori più importanti, ad essere onesta come te, ad essere rigida al punto giusto, amorevole verso chi soffre, a sorridere sempre anche se dentro stai soffrendo, a sprizzare allegria come solo tu sapevi fare. Ovunque andavi c'era armonia, portavi gioia, spensieratezza, eri un giocherellone e nessuno ha mai amato come hai fatto tu, per tutta la vita, fino all'ultimo respiro che non volevi perdere. Tant'è che te ne sei andato insieme a lei incurante di chi ancora aveva bisogno di te. Spero immensamente che qualcosa esista Lassù per poterci riabbracciare un giorno come non ho mai fatto prima. È stata dura senza di te ma piano piano ce l'ho fatta. Sei sempre nel mio cuore perché è difficile dimenticare una persona speciale come te, dolce e generosa con tutti....

giovedì 13 marzo 2025

L'INUTILITÀ DELL'ESSERE

Siamo la società dei social, dei like, dell'invisibile che appare. Siamo pieni di vuoti a perdere che inseguono il successo ingannevole e fatuo. Pensiamo di essere ricchi ma siamo vuoti dentro, ci si sente arrivati ma nessuno si è accorti della propria partenza. Parliamo tanto di povertà educativa, inaccettabile e impensabile ai giorni nostri, ma non vediamo I'immensa povertà d'animo che ci circonda. Viviamo in un falso benessere, più abbiamo e più si desidera. Siamo gli esseri più insoddisfatti ma nello stesso tempo i più ambiziosi dal dopoguerra in poi, ma non c'è nulla che riempia questo desiderio spasmodico. 

Ammiriamo le influencer perché hanno tutto quello che si può desiderare senza capire che, se non ci fossero tanti seguaci ad adularli, non avrebbero nulla se non la loro infelice solitudine. 

Riempiamo di vera vita i nostri giorni, riempiamo di valori tutto ciò che ci circonda, non lasciamo che tutto sia in balia del vento. Siamo di passaggio in questo mondo e nessuno ci darà una seconda possibilità pensiamo a lasciare un segno tangibile, di amore, di pace e tanti abbracci sinceri. Di guerre e odio è troppo pieno il mondo. Cerchiamo di modificare il nostro modo di vivere già nel nostro piccolo, per far sì che contagi il mondo intero, l'immenso. Per non cadere nell'inutilità dell'essere...

sabato 8 marzo 2025

TU DONNA...SOLO CHI AMA VIVE



Cullarsi tra una splendida semplicità 
e un'essenza di dignità. 
In ogni occasione sfoggiare un sorriso 
che illumina il cuore. 
Distinguersi sempre, confondersi mai. Trasmettere sensibilità 
in un mare di indifferenza.
Un essere speciale agli occhi amorevoli 
di chi gli sta vicino, 
trasferendo sentimenti positivi. 
Non importa se non sempre sarai compresa, l'importante è imparare 
a essere e non apparire, 
dare sempre per poter ricevere amore,
meravigliarsi di ciò 
che ci circonda per poi stupire.  
Insomma un contenitore di emozioni, 
che ti guarda e sorride con la tenerezza 
e lo sguardo da bambina.

A.M.A.

martedì 4 marzo 2025

SUL CARNEVALE...


 
Con il termine "Carnevale" si intende il periodo che intercorre tra il 17 Gennaio ed il 1° giorno di Quaresima, anche se il periodo può variare da regione a regione, infatti da alcune parti ha inizio dopo la Candelora, ovvero il 2 Febbraio. Comunque la conclusione è uguale per tutti e coincide con il martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. Ma se per molti il periodo di Carnevale si basa esclusivamente di feste in maschere, divertimenti e sfilate con carri allegorici e cose del genere, per i cattolici praticanti rimane un periodo di preghiera seguito da digiuno e penitenza

L’etimologia del termine “carnevale” risale quindi con ogni probabilità al latino “carnem levare”, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, sino al “giovedì santo” prima della Pasqua, con specifico riferimento al banchetto d’addio alla carne che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso.

In poche parole il Carnevale è una festa molto divertente soprattutto per i bambini, ma quando si tratta di tradizioni locali da onorare, anche gli adulti non si tirano indietro e sono pronti a mascherarsi e a festeggiare.

Il Carnevale oggi si inserisce nella tradizione cattolica ma le sue origini vanno molto più indietro nel tempo.

Una delle teorie più diffuse è quella che fa coincidere la nascita del Carnevale al tempo degli Antichi Romani. In particolare a Roma, come pure nelle altre province dell’Impero Romano, durante i festeggiamenti dei Saturnali era previsto l’utilizzo di maschere. Infatti queste feste popolari celebrate in onore del dio Saturno prevedevano lauti banchetti a cui prendevano parte tutti, sia nobili che poveri. Vi era un vero e proprio rovesciamento delle classi sociali, favorito anche da maschere che impedivano il riconoscimento delle persone, che quindi si lasciavano andare a qualsiasi genere di sfrenatezza. Secondo queste teorie le origini del Carnevale italiano risalirebbero proprio a questo periodo, e questi riti sarebbero sopravvissuti fino al Medioevo. La Chiesa però pose un forte limite a queste usanze, ed il culmine della festa veniva raggiunto con il rogo di un fantoccio che rappresentava i mali dell’anno appena trascorso.

La storia del Carnevale rivela dunque che il Martedì Grasso avesse un significato ben diverso da quello che gli attribuiamo oggi, che lo associamo ad una festività religiosa.

Pertanto il significato del Carnevale richiamava il ‘mondo alla rovescia’ dove almeno per un breve periodo il valore delle gerarchie sociali veniva abbandonato e ci si lasciava andare allo scherzo. Il Carnevale dal punto di vista storico viene considerato come un periodo di festa e di rinnovamento. Secondo il calendario dell’antica Roma, il periodo che oggi noi dedichiamo al Carnevale poteva coincidere con la fine o con l’inizio dell’anno. Tenete conto che la storia del festeggiamento del Carnevale in Italia è molto antica. Si parla del Quattrocento e del Cinquecento come secoli per cui già si hanno delle testimonianze della festa del Carnevale in alcune città italiane.

Il carnevale è senza dubbio la festa più pazza e variopinta dell’anno, dove tutto è permesso e dove il gioco, lo scherzo e la finzione diventano, per un po’, una regola. Si tratta di una delle ricorrenze più diffuse e popolari del mondo, basti pensare all’immensa notorietà di cui godono eventi come il Carnevale di Rio o quello di Venezia che non mancano di attirare milioni di turisti.

Inutile dire che i festeggiamenti del carnevale, soprattutto in Italia, sono molteplici e affondano le loro radici nei secoli: Viareggio, Cento, Satriano, Acireale, Fano, Putignano, Verona, Striano sono solo alcune delle tradizionali rassegne carnevalesche oggi considerate fra le più importanti del mondo, ognuna con i suoi peculiari ed inimitabili riti.

Il Carnevale di Venezia, di gran lunga il più popolare nel mondo, è quello che possiede le origini più antiche: un documento originale datato 1094 fa menzione di un “pubblico spettacolo” nel periodo pre-quaresimale per le strade della città e la festa venne formalmente istituita dal Doge nel 1296. Dopo 800 anni di storia, il carnevale fu vietato da Napoleone nel 1797 dopo la sua occupazione armata della città perché giudicato “sovversivo” e fu “riportato alla luce” solo nel 1979

Secondo la storia del Carnevale le maschere italiane rappresentano vizi e virtù del popolo, ma anche della classe borghese e nobile. Il significato delle maschere tradizionali varia per ciascun personaggio. Ecco quali sono le maschere italiane più famose che ci sono state tramandate dalla lunga tradizione teatrale e letteraria delle Commedia dell’arte:

ARLECCHINO è la celebre maschera lombarda, la cui madre, poverissima, gli cucì il tradizionale costume con scampoli di vari colori. Le sue doti caratteristiche sono l’agilità, la vivacità e la battuta pronta.

PULCINELLA è la maschera più antica della tradizione italiana, e la sua nascita coincide con le origini del Carnevale. Questa maschera era già conosciuta ai tempi dei Romani, ma sparì con l’arrivo del Cristianesimo. La maschera di Pulcinella è risorta nel ‘500 con la Commedia dell’arte, e le sue caratteristiche principali sono la sobrietà dei movimenti, e l’arguzia delle battute, sempre secche e mordenti.

Anche la maschera di COLOMBINA è molto antica, come testimoniano le commedie di Plauto, dove non manca mai l’ancella furba e maliziosa pronta ad aiutare la sua padrona.

GIANDUJA è la maschera piemontese che incarna il galantuomo di spirito buono, cui piace il vino, l’allegria e di cui è proverbiale la distrazione. Questa maschera nasce nel 1700 con la Commedia dell’arte.

Tra le maschere di Carnevale veneziane, quella di PANTALONE è famosa: è un uomo avanti con l’età, avaro e diffidente, sempre pronto a giudicare ed incurante degli affari degli altri.

Incerte sono le origini della maschera milanese di MENEGHINO: secondo alcuni risalente agli Antichi Romani, come Colombina, secondo altri alla Commedia dell’arte del ‘600. Meneghino rappresenta il servitore rozzo ma di animo buono, pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà, come pure a deridere i difetti dei nobili.

Con il Martedì Grasso, si ha la chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi e, quindi, la fine della settimana dei sette giorni grassi, chiamati così perché durante le feste si consumavano cibi grassi. Secondo la storia del Carnevale, con l’avvicinarsi della fine del periodo di settuagesima, la Chiesa raccomandava che il giorno dopo il martedì grasso, cioè il Mercoledì delle Ceneri, venisse rispettato il digiuno e l’astinenza previsti per l’inizio della Quaresima. Infatti. In questo ultimo giorno di Carnevale si potevano gustare i tipici dolci e festeggiare prima del lungo periodo di preghiera: per quaranta giorni non era concesso alcun divertimento e bisognava rispettare una lunga astinenza dalle carni con prolungati digiuni.

mercoledì 19 febbraio 2025

LETTERA A MASSIMO TROISI


 Ciao Massimo,

oggi sarebbe stato il tuo compleanno...

In questi anni senza di te chissà quante meraviglie ci avresti regalato. Non mi perdevo mai una tua partecipazione ad un programma televisivo, mi hai catalizzato dal tuo esordio nella Smorfia. Quel tuo aspetto malinconico riusciva a far esplodere una comicità unica e inimitabile, tanti ci hanno provato ma nessuno è riuscito e credo sia molto difficile da realizzare un altro MASSIMO. Ancora ricordo quella sera di giugno quando tornata da una passeggiata serale accendevo la TV e si parlava di te. Ma quella volta non c'era un tuo sketch e non c'eri tu che ci deliziavi con la tua simpatia, non ci saresti stato più. Però ci hai lasciato un patrimonio inestimabile, i tuoi splendidi film che custodisco gelosamente. Soltanto l'ultimo, che hai terminato il giorno prima di lasciarci, non sono riuscita a vederlo con serenità, primo perché si intravvedeva la tua sofferenza e secondo perché la tristezza di non poterti più vedere prendeva il sopravvento.

Resterai sempre nei cuori di chi ti ha ammirato, perché sei stato speciale...

venerdì 14 febbraio 2025

SAN VALENTINO ~ AMORE D'ALTRI TEMPI


Chissà se oggi esista un amore così? Chissà se sia solo ad appannaggio dei film o dei romanzi? Ai nostri giorni l'amore viene confuso con il possesso, l'ossessione disperata che sfocia in tragedie. L'amore unisce non divide, penso che il vostro sia stato da esempio per noi figli, FORSE...

Perché il vostro amore è stato UNICO, INDISSOLUBILE. Non si può descrivere, si deve solo vivere per poterlo comprendere. Non potevano stare divisi tanto che mamma ha voluto papà con sé poco dopo e non ha permesso che nessuno fosse accanto a lei nemmeno al cimitero. Quella lapide che non si riusciva a togliere, sembrava incollata, è caduta quel bruttissimo giorno DA SOLA...provate a dire che lassù non esiste un altro mondo. Spero solo sia MIGLIORE di questo...

Ci avete dato TANTO AMORE, peccato che nella distribuzione ci sia stata una forte disparità, dove tanto e dove niente. Diciamo che siamo giusto al 50%...cosa sia successo a quell'altra metà? Non si sa. Sarà stata una forma caratteriale, sarà stato l'ambiente in cui si è vissuto, sarà stata l'influenza negativa di persone dall'esterno. Ormai è inutile chiederselo, il danno è irreparabile e si vedono i frutti.

Mi auguro che nel salto generazionale qualcuno si sia salvato, anche se con la superficialità dei rapporti ho l'impressione che tanto amore sia andato sprecato. Forse sarà che è veramente roba d'altri tempi, come la moda, i costumi sono variabili e riconducibili a idee molto personali. Quindi dobbiamo aspettare che ogni tanto torni di moda, come i pantaloni a zampa o le zeppe? L'amore non può essere altalenante, dovrebbe essere una costante nel tempo che non si consumi, che non sgretoli l'animo...che non sia solo "fino a che morte non ci separi" ma che vada oltre la morte. Lo abbiamo visto anche nel film sulla storia di "Mameli"...ecco a volte anche una storia vissuta ci può essere d'insegnamento. Coinvolgiamo i nostri giovani a seguire un pochino di più "una programmazione sana" e non la spazzatura che circola quotidianamente non solo in televisione ma anche per strada. Forse così qualcuno potremmo ancora salvarlo.

Grazie per tutto l'amore che ci avete trasmesso e seppur nel mio breve tempo trascorso insieme penso che non sia mai abbastanza...da distribuire in 365 giorni e non solo a San Valentino!

mercoledì 29 gennaio 2025

I GIORNI DELLA MERLA

 

Gli ultimi giorni del primo mese dell’anno, ovvero Gennaio, sono denominati i “giorni della Merla”. Non tutti, però, sanno il vero motivo per il quale il 29-30 e 31 gennaio di ogni anno sono chiamati in questo modo. Ecco una delle tante leggende dei giorni della Merla.

La leggenda narra che c’era una volta una merla bianca candida che veniva perseguitata dal mese di Gennaio, freddo e gelido. Ogni volta che la merla decideva di uscire durante i giorni del primo mese dell’anno per poter fare provviste di cibo, Gennaio si divertiva a spargere neve, freddo e piogge su tutto il territorio, impedendo così al volatile di cibarsi.

Un anno, però, la merla decise di farsi delle provviste durante il mese di Dicembre, che le sarebbero bastate anche per tutto il mese di Gennaio, che all’epoca contava solo 28 giorni. Passati i 28 giorni la merla credeva di aver fregato Gennaio, ma in realtà così non era. Gennaio, infatti, incattivito dal doppio gioco della merla, decise di chiedere aiuto a Febbraio, facendosi prestare tre giorni. Quando la merla uscì fuori dal suo habitat, ecco che si scatenò una vera e propria bufera di neve e gelo, che la costrinse a ripararsi per tutto il mese di Febbraio all’interno del comignolo di un camino. Quando la merla potette uscire dal comignolo le sue penne erano ormai tutte nere a causa della fuliggine e da quel momento in poi i merli sono di colore nero.

In seguito a questa leggenda gli ultimi giorni del mese di gennaio vengono considerati i più freddi e gelidi della stagione invernale e secondo alcune credenze, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.

Inoltre c’è anche una spiegazione “decisamente bellica”. Infatti, secondo un certo Sebastiano Pauli, tale espressione linguistica deriverebbe da un problema logistico in tempo di guerra: era necessità, verso la fine di gennaio di molti anni fa, di far passare un cannone chiamato la “Merla” al di là da un fiume. Il grande freddo di quei giorni ne fece gelare le acque offrendo così un’occasione per risolvere il problema del trasporto.

Una storiella che ha infinite varianti da posto a posto, ma che ha una cosa in comune a tutti: gli ultimi 3 giorni di gennaio, che, sebbene, vengano considerati i più freddi dell’anno, i meteorologi si sono affannati a dimostrare che non tutti gli anni è così e che le medie dicono che c’è qualche giorno più freddo. Nonostante tutto la tradizione non si è spenta.


fonte Web

lunedì 27 gennaio 2025

GIORNATA DELLA MEMORIA




Liliana è sopravvissuta a quell'orrore.
Ma per molti anni non è riuscita a parlarne. Quando è diventata nonna ha capito quanto fosse importante far conoscere tutta la verità su quanto le era accaduto...affinché la storia non si ripetesse.
Così ha cominciato a parlarne in tutte le scuole d'Italia, perché non era solo la sua storia ma riguardava l'intera umanità.

“Se comprendere è impossibile,
conoscere è necessario.
Perché ciò che è accaduto può ritornare.
Le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre."

♡ Primo Levi ♡

Il dialogo tra nonna Liliana e il suo nipotino si può ascoltare cliccando il link ⤵️⤵️⤵️

lunedì 6 gennaio 2025

LA VERA STORIA DELLA BEFANA


Secondo Shakespeare 

“Fragilità, il tuo nome è donna”

…invece io penso che una delle nostre spiccate prerogative sia la “Curiosità”, almeno io personalmente sono sempre stata avida di sapere, di scoprire cose nuove. Grazie alla mia curiosità mi sono imbattuta in questa simpatica storiella…

…oltretutto si dice che la curiosità aiuti a mantenere il cervello attivo!

LA VERA STORIA DELLA BEFANA

Tantissimi anni fa, un convoglio, lemme lemme guidato da Tre Re a dorso di un cammello si mise in cammin verso Betlemme per rendere omaggio a un Bambinello…

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre…tre sovrani partiti da lontano; si chiamavano “Magi” questi Re, portavano dei doni nella mano…eran partiti la Notte di Natale portando mirra, incenso ed oro ad un Fanciullo “molto speciale”.

Ad un tratto uno di loro mentre seguiva la scia di una stella che indicava la strada del cammino vide una casetta piccolina e bella, e disse: “Guardate quel fumo dal camino…chiediamo se giusta è questa via per arrivare a quella Grotta Santa…perché alcun dubbio infine non ci sia se ancor di strada ne dobbiamo far tanta!”

Allora il secondo dei tre Re bussò alla porta di quella casetta: la porta si aprì e davanti a sé vide comparire una vecchietta.

“Può indicarci la strada per Betlemme? Siamo in cammino da ore, ore ed ore…le doneremo in cambio queste gemme se ci accompagna dove è nato il Salvatore!”

“Mi dispiace” rispose la vecchietta “proprio no!!! non posso!!! mi dispiace!!! vedete cosa ho in mano una scopetta??? devo pulir la mia casetta…in santa pace!”

…E così sbatté la porta! Allora i tre Re delusi, si rimisero in cammino…dovevano comunque farcela da sé per trovare quella Grotta col Bambino!

Ma la storia…no, non finisce qui…perché dopo circa mezz’oretta, aver risposto male così a dei Re, costò alla vecchietta una tal vergogna e un così grande rimorso che si precipitò a cercarli in gran fretta; bevve di una pozione magica un gran sorso e volò su nel ciel con la scopetta.

Per ore ed ore li cercò…invano…fermando per strada ogni bambino dandogli una lieve carezza con la mano e con l’altra…lanciandogli un dolcino.

Perché lei, la simpatica vecchietta, ogni bimbo che incontrava, col suo cuore, (mentre volava “a dorso di scopetta”) sperava fosse il Pargol Salvatore!!!

E da allora, la sera dell’Epifania, quella vecchietta la vedi volar via passare in ogni casa, dal camino alla ricerca di quel Pargolo Divino;

Lo troverà mai? Di certo non si sa…ma a tutti i bimbi buoni un dolcetto lascerà dentro una rossa e lunga calza di lana.

…questa è la vera storia della Befana!!!

 

Tratto da “Il giocoliere di parole”

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE

Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scors...