mercoledì 24 dicembre 2025

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE



Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scorso e già ricominciano a suonare le campane con quel suono così caratteristico. Un altro Natale è arrivato, precipitando su di noi con la spaventosa velocità del tempo. Ed eccoci perciò alle prese con la famosa ricorrenza, la quale ogni anno si presenta esattamente identica, conservando intatto, attraverso i cataclismi e i secoli, il suo incanto.

Sul Natale sono state dette fiumane di parole, scritti centinaia di libri, migliaia di racconti e di poesie. A prima vista sembra che, per parlarne ancora, ci voglia una bella dose di coraggio. Ma non è vero. Non se ne parlerà mai abbastanza. Il Natale ritorna ogni dodici mesi, allo stesso giorno, il 25, con precisione matematica, non è quindi una cosa molto rara. Tutti sanno come è fatto, tutti potrebbero descrivere in anticipo nei minuti particolari quello che accadrà nelle case rispettive. Eppure se ne resta sempre sbalorditi.

Senza neppure chiedersi il perché, la gente si smarrisce in quella strana atmosfera di allegrezza, di riposo, di poesia, di bontà e, data l’abitudine, trova tutto molto naturale; però nel profondo dell’animo c’è lo stupore, l’incredulità. Come è possibile che esista un giorno così differente dagli altri 364 giorni dell’anno? Come si spiega che per l’occasione l’umanità si comporti esattamente al contrario del solito?

Certo, è un fenomeno straordinario, uno dei fenomeni più sbalorditivi che siano mai accaduti sulla terra. Più ci si medita, meno si riesce a capacitarsi. Una faccenda così terribilmente diversa da tutto il resto! Provate, per piacere, a pensarci un po’.

La situazione è la seguente: c’è da solennizzare un importante anniversario, il più importante anzi. La scoperta dell’America – tanto per fare degli esempi – o la caduta dell’Impero romano, che cosa volete che siano al paragone della nascita di Cristo, figlio di Dio sceso fra noi per farsi crocifiggere? Anche i cristiani di tiepida fede, anche i dubbiosi, anche i miscredenti, tutti d’accordo che questa è la data più grande della storia, dopodiché si è cambiata la faccia del mondo. Al confronto Waterloo e il trattato di Aquisgrana fanno ridere.

Ebbene – e qui comincia l’incredibile – che cosa decidono di fare gli uomini per festeggiare la ricorrenza massima dell’anno? Osservateli, prego, con grandissima attenzione. Forse che si riuniscono in cortei, come nei giorni di esultanza nazionale, per marciare fino in piazza con le bandiere e i labari, al suono di fanfare? Forse che chiudono la casa e si mettono a girare per il mondo come d’estate quando ci sono le vacanze? Neanche. Oppure si travestono con allegre maschere e scorrazzano per le strade con pifferi, chitarre e bottiglie di buon vino? Ma neppure. Vuol dire dunque che restano tutto il santo giorno in letto a sonnecchiare? O si affollano nelle osterie a vuotare fiaschi e botti? O invadono cinema e teatri? O vanno a caccia? O se ne stanno seduti ai tavolini del caffè a spettegolare? O giocano alla palla? O si danno interamente a far l’amore? Meno che mai.

E allora cosa fanno? Se non lo si constatasse coi nostri personali occhi, non lo si crederebbe. La realtà supera le più pazze favole, perché il fatto sbalorditivo è questo: gli uomini per godere la festa delle feste, non cercano gli spassi soliti; al contrario, essi scelgono proprio quello che normalmente riesce più ostico e ingrato, l’opposto delle abituali preferenze.

Per il giorno di Natale – credere o non credere – diventano buoni all’improvviso. Si mettono a eseguire con entusiasmo sincerissimo il comandamento più spinoso di Nostro Signore Gesù Cristo , che è quello di amare il nostro prossimo!

Cosa è successo? Sono forse diventati tutti matti? Forse li prende un’arcana nostalgia della stagione remotissima quando tra gli alberi e i ruscelletti dell’Eden, Adamo ed Eva si aggiravano spensierati, senza neppure lontanamente sospettare che cosa fosse desiderare il male? O è invece un anticipo, un presentimento, una prova generale dell’età futura, anch’essa lontanissima ma che certo un giorno arriverà, quando la cattiveria, l’odio e l’egoismo saranno spariti dal consorzio umano?

Quale che sia il motivo, guardateli uno per uno: la mano abituata a bastonare oggi accarezza, la bocca abituata ad imprecare oggi sorride, l’avaro è generoso, l’invidioso gode dei successi del collega, il vendicativo è pronto a perdonare. Sissignori, oggi uomini e donne trovano più soddisfazione nella gioia altrui che nella propria. E questo, salvo errore, si può dire un bel miracolo.

Ma non è finita, non è ancora tutto. State attenti che il bello arriva adesso. Viene infatti istintivo di pensare: tanta bontà, tanto amor del prossimo è certamente una cosa splendida, ma chissà che fatica costa, che sacrifici, che travagli. Chissà che peso, per gli uomini, sostenere uno sforzo simile senza il minimo allenamento preventivo. Macché. Proprio il contrario. A vederli, non si sono mai trovati così bene. Che facce liete, che sguardi benevoli, che sorrisi luminosi, che parole soavi, piene di tolleranza e comprensione. Ciò che di solito è un castigo, cioè il sacrificarsi per il prossimo, diventa luce, soddisfazione, beatitudine. Felici sono, leggeri come piume.

Questo è il prodigio di Natale, sul quale non si scriverà mai abbastanza, da tanto è bello e misterioso. Resta infatti aperto un grande enigma: se in questo giorno gli uomini ci trovano tanta gioia a essere buoni, se si sentono così in pace con se stessi, perché non ci danno dentro, perché non perseverano, perché non si abbandonano definitivamente dopo averne provate le delizie, alle tentazioni del bene? Invece smettono subito. Basta che dal calendario cada il foglietto del 25 dicembre e che compaia il 26, tutto riprende come prima: gli affanni, le facce dure, gli occhi cattivi, l’avidità, le parolacce, gli scatti d’ira, le maldicenze, gli egoismi, l’inquietudine. Come se il Natale fosse stato un sogno, o una colpa vergognosa da nascondere, o una fuggevole pazzia su cui sarebbe pericoloso insistere. Per ventiquattr’ore gli uomini trovano la massima gioia nel fare quello che è nei desideri di Dio; e subito dopo, inesplicabilmente, tornano alle loro squallide abitudini. Perché questo voltafaccia? Ecco un problema che non siamo mai riusciti a decifrare. Perché buoni un solo giorno e poi basta fino all’anno successivo? Eppure sembrano felici.

Ben strana razza, gli uomini. 

Bravo chi li capisce.

♡DINO BUZZATI♡

sabato 1 novembre 2025

ANDREA CAMILLERI RACCONTA

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.

Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri)

giovedì 2 ottobre 2025

FESTA DEI NONNI


Capelli color d'argento...

Cuore color dell'oro... 

Dotati di tanta pazienza 

più di tutti hanno il potere dell'attesa,

del rispetto dei propri spazi. 

Vivono delle piccole gioie, 

si emozionano per gesti 

che possono sembrare banali. 

Basta un piccolo pensiero 

e anche la giornata nuvolosa

improvvisamente si riempie di sole. 

Una gioia infinita rivedersi 

nei piccoli gesti, nelle parole, 

nelle delicate movenze.

Amore incondizionato, 

abbraccio confortevole, 

momenti gioiosi, 

lezioni di vita...

questo sono i nonni ❤️


A.M.A. 

mercoledì 25 giugno 2025

POTERE o SUCCESSO?

Due facce della stessa medaglia, due mondi che non amo, che non ho mai sopportato e che purtroppo mio malgrado ho dovuto subire. 

"Io aborro" diceva Mughini...io invece non riesco proprio a trovarci nulla di speciale, ancora mi chiedo perché molta gente viva in funzione di essi.

Uno contiene l'altro anche se spesso si scontrano...la massa sembra inebriata da questi due mondi, non riescono a vedere cosa c'è dietro perché non entrano nel profondo, per farlo bisogna avere molta sensibilità, cosa molto rara oggigiorno, soprattutto sui social. Non è facile far capire loro che è difficile trovare qualcuno che, raggiunto il potere o il successo, curi l'interesse dell'altro, in quanto prevale sempre il proprio, è più forte...anche se qualcuno dice "lo faccio per il bene del paese" una volta dentro il macinino viene frullato nella mischia e non ne esce più. Di esempi ne abbiamo tanti. Così come sono pochi quelli onesti che fanno il loro dovere. Si sa che dove c'è la massa non c'è mai nulla di buono.

Perché il potere avvolge così tanto l'essere umano? lo non ci trovo nulla di interessante, avere una poltrona, tanti soldi, popolarità e poi essere vuoti e incapaci a fare del bene...che senso ha.

Questo è il palazzo dei poteri...rincorrere la popolarita, fare tante chiacchiere e pochi fatti, farsi i selfie con la mediocrità, che si sente importante ma soprattutto per poterlo condividere sui social e prendere tanti like. Ecco anche i LIKE, più ne prendo, più mi sento importante, più sono popolare. Avere tanti like, come se fossero voti, tutto questo può corrispondere anche a un successo elettorale?

Mah! come le sardine che per un gioco lanciato sui social riuscirono a raccogliere 6000 follower in pochissimo tempo, sembravano nati per cambiare il mondo e adesso dove sono finite...fritte in padella?

Poveri noi disillusi che si possano cambiare le cose, loro sì che cambiano il loro costume di vita. C'è tutto nella morale del Gattopardo "tutto deve cambiare perché tutto resti come prima" emblematica frase del millennio scorso ma ancora attuale.

Non si capisce o forse non si vuole capire che molta gente vuole fare politica "per sistemarsi" due parole che ancora mi frullano in testa pronunciate da persone spregiudicate che vedono la politica come risoluzione al problema della disoccupazione. Gli effetti di questo cattivo costume si nota subito quando entri in un ufficio pubblico e devi risolvere un problema...ne esci sconfortato e con due problemi al posto di uno. 

Poi c'è un'altra cosa che mi getta nello sconforto, vedere come l'ideologia politica prevalga al punto tale che se non trovo posto a destra vado a sinistra e viceversa, tanto un posto vale l'altro per far danni...

E la gente continua a credere in queste persone, a volte mi chiedo "ma siamo esseri umani o automi?" 

Dubbio amletico...


venerdì 23 maggio 2025

LA STRAGE DI CAPACI


#PerNonDimenticare

33 anni fa

1000 kg. di tritolo

Un grande uomo, la sua compagna e tre uomini della scorta trovarono la morte mentre svolgevano la loro quotidianità. 

La strage di Capaci, altro scempio compiuto dalla mafia. Hanno spezzato la vita di persone che hanno lottato in nome della legalità, per sconfiggere un mondo che non ci appartiene e che ci vuole soggiogare al suo potere. Un capitolo della nostra storia sia doloroso che indimenticabile. Lo ha reso ancor di più quella lapide posta sul luogo dell'attentato, quando quel rombo assordante che, oltre a rendere il cielo tutto nero, ha fatto sobbalzare i contadini che lavoravano i campi nelle vicinanze, ma soprattutto ha fatto tremare i cuori di tutti noi che avevamo creduto nel lavoro di queste persone che hanno sacrificato la loro vita nell'impegno assoluto per difendere la legge e la democrazia. Persone che hanno lottato perché ci hanno creduto nella sconfitta di questo "modus vivendi", perché come tutte le cose anche la mafia come ha avuto un inizio deve avere la sua fine...

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini..."

~ Giovanni Falcone ~



giovedì 1 maggio 2025

1° MAGGIO - FESTA DEL LAVORO


#FestaDelLavoro #PrimoMaggio 

In questo giorno ricordiamo i tanti lavoratori che hanno lottato e subito ingiustizie per migliorare le nostre vite,  dandoci diritti e dignità...

"Chi lavora con le sue mani 
è un lavoratore.
Chi lavora con le sue mani e la sua testa 
è un artigiano. 
Chi lavora con le sue mani 
e la sua testa ed il suo cuore è un artista.”

◇ San Francesco D’Assisi ◇



    #LeggendaDelMughetto

Il mughetto è una pianta con i fiori bianchi e profumati, simili a dei campanellini, che per la loro forma vengono chiamati anche tazzine delle fate. In questo giorno c'è l'usanza di regalare almeno un mazzo di questi fiorellini, simbolo di felicità che torna, ma anche come portafortuna. 

In Francia il primo maggio si celebra anche la Festa del Mughetto e questo si deve grazie al datore di lavoro di alcune operaie francesi. Per premiare e ringraziare del lavoro svolto e della fatica donò ad ognuna di loro un ramoscello di mughetto. Da questo gesto di gratitudine e con il passare del tempo il piccolo fiorellino bianco è divenuto simbolo della festa del Lavoro. Successivamente il mughetto si è visto legare sempre di più nella simbologia del primo maggio. Prima per celebrare l’arrivo della primavera poi associandolo al lavoro.

Nella mitologia latina il mughetto, dedicato al dio Mercurio, rappresentava la speranza. E durante i riti sacri se ne regalavano tre rametti in segno di amicizia. Tempo dopo, per i cristiani, il mughetto divenne il fiore di San Leonardo. Secondo il mito infatti il fiore si generò in segno di vittoria dalle gocce di sangue del santo, ferito durante la sua lotta contro il demonio.

Quale augurio migliore in questo giorno....

                               ********

"Lavoro è vita, lo sai,

e senza quello

esiste solo paura e insicurezza"


~ John Lennon ~

venerdì 25 aprile 2025

25 APRILE - FESTA DELLA LIBERAZIONE



Molte donne hanno partecipato alla Resistenza. Si è sempre combattuto per avere gli stessi diritti degli uomini, una battaglia che ancora continua. C'è da dire che senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza anche se il loro contributo per l'ottenimento della LIBERTÀ è stato per lungo tempo lasciato ai margini del racconto...

#FestaDellaLiberazione

#25AprileSempre #Libertà


La guerra è finita...

C'è un silenzio che parla.

Si respira aria di pace,

finalmente si possono

guardare le stelle con serenità.

Gioia e felicità ci coglie,

non servono parole.

Che i cannoni sparino

vita per le strade, ci si abbraccia,

son tutti pazzi, si ascoltano

parole da tempo dimenticate.

Finalmente è pace in tutto il mondo.

Non si sentirà più tremare il cielo,

non si palpiterà più

al primo rumore che ci coglie.

Non ci sarà più l'ansia

ad aprire missive

con notizie agghiaccianti.

Niente più attese estenuanti,

vivendo nel ricordo di un passato

che possa diventare futuro.

Che tutto ciò non si ripeta,

che diventi un brutto sogno,

da dimenticare,

quell'incubo che ha tenuto tutti svegli,

da cancellare.

Che possa regnare nel mondo

la pace e la possibilità

di gridare all'unisono LIBERTÀ...


A.M.A.

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE

Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scors...