mercoledì 25 settembre 2024

12.08.2023 - TERRANOVA DI POLLINO

 


Nel pomeriggio di ieri è stata presentata la raccolta delle poesie di Maria Rosaria Virgallita "Piccoli riverberi d'esistenza"

Nel leggere i pensieri di Maria Rosaria, mi piace definire così la poesia perché quando ognuno di noi scrive mette sempre qualcosa di sé, la voce dell'anima, ho trovato ricorrenti tre parole:

1) LA LUNA

2) IL BUIO, LA NOTTE (due facce della stessa medaglia)

3) LA SOLITUDINE

Forse sono quelle che mi hanno colpito di più perché trovo che hanno molto in comune, un concetto a me molto caro, la LIBERTÀ .

La luna che lassù nel cielo, sovrasta con la sua imponenza il buio della notte, per me denota libertà.

Così come chi sta bene con sé stesso, chi sa stare da solo, chi ama la solitudine, come diceva Schopenhauer, ama pure la libertà. "Perché si è liberi unicamente quando si è soli"....liberi di pensare, liberi di fare.

E la parola libertà mi fa pensare anche a Francesco. Io non lo conoscevo bene, quello che lui mi trasmetteva era il suo essere introverso, che sicuramente era una corazza, che scompariva quando cominciava a suonare, sembrava trasformarsi. Forse con la musica riusciva a sentirsi libero, libero di volare verso altre dimensioni. Quelle dimensioni che hanno ispirato le sue melodie, i suoi pensieri, che poi ha trasformato in testi musicali. Un segno tangibile del suo passaggio sulla terra che gli permetterà di non essere più dimenticato...perché lui vive e vivrà per sempre nella sua musica.


A seguire il dialogo dell'autrice Maria Rosaria Virgallita con la sua relatrice Filomena Valicenti che ha evidenziato in primis le liriche dedicate all'amico Francesco, fonte di ispirazione non solo delle sue poesie ma dell'intera silloge.

Poi si è messo in risalto l'uso della tecnica dell'acrostico presente in molte liriche a cominciare da quella dedicata appunto a Terranova di Pollino, la sua terra di origine, fino ad arrivare a quella dedicata alla sua mamma Ester, momento di grande emozione per tutti. Nei versi di Maria Rosaria troveremo uno spaccato di vita vissuta, di presenze e assenze, di affetti familiari, di ricerche interiori a partire dal suo paese di origine, di aspetti introspettivi alla ricerca di sé. Ci si è chiesti del significato delle parole ricorrenti e quanto la rappresentino soprattutto la solitudine, la malinconia, il mare e la nebbia. Per concludere con un messaggio esplicito alle donne, che non vuole essere una sterile rivendicazione di ruoli, ma esclusivamente un inno dedicato a tutte le donne.


L'intera discussione è stata impreziosita dalla lettura di alcune liriche da parte di due magistrali interpreti quali Lillina Altieri e Renzo Pagliaroto.

Inoltre si è alternato alla chitarra Giuseppe Di Taranto che ha mantenuto un flusso costante di emozioni facendoci ascoltare alcune canzoni di Francesco.

Una dolcissima finestra all'interno della manifestazione di TerranovArt.

Per concludere un immenso ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato all'ascolto e a chi ne ha curato la realizzazione.

mercoledì 18 settembre 2024

FITOCOSMESI IERI E OGGI

L’uso delle piante officinali si può definire un’arte molto antica. Vengono chiamate “officinali” tutte quelle erbe impiegate nelle “officine” degli speziali, ovvero quegli esperti nelle tecniche di lavorazione, nelle procedure di preparazione e di conservazione di quelle piante che poi saranno utilizzate per realizzare rimedi medicamentosi, pomate, unguenti oltre che cosmetici naturali e pregiate essenze profumate. Con la fitoterapia ci prendiamo cura della nostra parte interiore mentre con la fitocosmesi, quella che tratteremo, sfruttiamo le proprietà della natura per la cura e la bellezza del nostro corpo.

La nascita del trucco ha origini antichissime e prende il via sin dal 4000 a.C. nell’antico Egitto. Nella società egiziana era molto sentita l’esigenza di mantenere uno standard ottimale di salute e bellezza, tant’è che venne considerata la patria del culto della bellezza. A quel tempo il trucco aveva per lo più una funzione religiosa e rituale. Infatti, si riteneva che la bellezza fosse gradita agli dei e per questo motivo potesse proteggere dal male. La cura e l’abbellimento del proprio corpo, sia per gli uomini che per le donne, veniva intesa come esaltazione della bellezza. La cosmesi era praticata da esperti conoscitori di materie prime che, venivano scelte, in modo appropriato alla funzione. Ad esempio, dopo il bagno si usavano preparati a base di oli vegetali mischiati a erbe aromatiche per ammorbidire la pelle, come olio di oliva, mandorle, sesamo, lavanda, incenso, mirra, timo e origano. Inoltre, venivano usati, anche, da sacerdoti e sacerdotesse per colorarsi e profumarsi il corpo in specifici rituali, oltre ad essere ingredienti fondamentali nel processo della mummificazione (le erbe fortemente aromatiche, insieme a oli cosmetici, resine, bacche di ginepro e cera di api, che si rassodavano in una massa nero-brunastra quasi vitrea a forte componente liquida, erano in grado di conservare il corpo, oltre che profumarlo). Questi preparati già all’epoca erano molto costosi, pertanto il trucco era segno visibile di una condizione economico-sociale privilegiata.

Anche nella Grecia Classica ci tenevano molto alla bellezza e ai canoni estetici, tanto che esistevano delle multe per le donne che osavano presentarsi in pubblico con un aspetto trascurato. I prodotti per la cura del corpo, anche a quel tempo, giocavano un ruolo fondamentale. L’olio di mastice insieme alle erbe aromatiche si usava, ad esempio, per evitare l’alitosi. I capelli venivano colorati con una soluzione composta da zafferano e acqua di potassio e frizionati con unguenti a base di vegetali per rinforzarli e proteggerli dal sole. Oli essenziali di rosa, gelsomino e nardo erano usati quotidianamente da uomini e donne per ungere corpo e capelli dopo il bagno. Il trucco era semplice e raffinato: incarnato luminoso, labbra in evidenza grazie all’estratto di oricello e ciglia scure. Una speciale attenzione era riservata ai profumi, che venivano opportunamente scelti a seconda della parte del corpo a cui erano destinati: la menta e l’olio di palma erano rispettivamente applicati su braccia e gambe, il timo alle ginocchia e al collo, la maggiorana alle sopracciglia. Molti dei prodotti usati per la cosmesi nel mondo greco erano importati dall’Egitto, considerato ancora sul finire del I millennio a.C. la vera patria del culto della bellezza.

In seguito alla conquista della Grecia, anche le donne aristocratiche dell’antica Roma, acquisirono la pratica di occupare la maggior parte della loro giornata alla cura del corpo. Il massimo tratto di bellezza per una donna romana era poter sfoggiare una pelle luminosa, rosea e priva di imperfezioni. Non a caso, i Romani si possono a tutti gli effetti considerare i veri inventori delle maschere per il viso, da applicare al mattino o prima di andare a dormire. Esistevano maschere diverse a seconda dell’uso: contro le rughe si applicavano impacchi di riso e farina di fave o il latte d’asina; contro le macchie esistevano maschere a base di finocchio, mirra, incenso, petali di rosa, succo d’orzo. Per sbiancare la pelle si usavano anche cera d’api, acqua di rose, olio di mandorle, zafferano, cetriolo, aneto, funghi, papavero, radice di giglio e uovo, fanghi di creta e farina di fave per l’esfoliazione della pelle.


ALCUNE RICETTE


Crema emolliente e dopobagno


- la crema più semplice era ungere la pelle con olio di labdano (resina che trasudava dalla pianta del cisto), o di dattero, di mandorle, sesamo, ricino, oliva, palma, grano.


- massaggiarsi il corpo con olio di cedro del Libano, che rende la pelle elastica, olio di oliva, lavanda, rosmarino.


- olio di sesamo, olio di mandorle, olio d'oliva, olio di palma.


- cera d'api, olio d'oliva, miele e talco profumato alla lavanda.


- olio di oliva, cera vergine, olio di mandorle e profumo di lavanda.


- olio d'olivo o di sesamo e mirra.


Per togliere il trucco


- latte d'asina, menta e miele.


- olio di ricino, timo e menta.


- olio d'oliva, acqua di malva e di melissa.


Bagno


- rosmarino cotto in acqua, il tutto allungato con acqua fredda.


- timo, mirra, origano, lavanda, cannella cotti in acqua.


- latte di capra, piante di palude, lavanda, menta, rosmarino, semi di finocchio macinati e bicarbonato.


- latte d'asina, petali di rose, cannella e sale.


- latte d'asina con rose, gigli, mirto, alloro, rosmarino e basilico.


Sbiancare la pelle


- bulbi di narciso macerati in acqua e limone.


- polvere di alabastro, olio di oliva e bicarbonato.


- gocce di limone, mirra, polvere di alabastro, olio di mandorle.


Antirughe


- cera d'api, incenso, olio di oliva e latte fresco.


- chiara d'uovo, fogli di menta e miele.


- zucca gialla lessata nel latte, foglie di finocchio selvatico, chiara d'uovo


- olio di mandorle, olio d'oliva, grani d’incenso e bacche di ginepro.


Astringente


- papaveri macerati in acqua gelida come astringente sulla pelle..


Per i capelli


- tuorlo d'uovo, aceto e fiori di iris.


- miele, olio d'oliva, vaniglia, cannella, aceto.


Alito cattivo


- masticare rametti di mirto.


- bicarbonato di sodio e foglie di alloro.


- menta e bicarbonato.


- pasticche di mirto, lentisco, finocchio, liquirizia.


- foglie di malobathrum (pianta simile alla cannella) ed anice.


- mirra, menta e cannella.


Depilazione


- olio d'oliva, pece e soda.


- pece greca sciolta in olio con resine e soda.


- noci bollenti sulla pelle (lo usava in particolare Cesare)


CURIOSITÀ: erano famosi i bagni nel latte d’asina di Poppea, utili per rassodare e ammorbidire la pelle.

Nel Medioevo invece troviamo un periodo buio, ci si truccava solo in occasioni speciali. Questo era dovuto al fatto che la Chiesa condannava queste pratiche e le considerava futili, o addirittura pericolose per l’integrità spirituale. Le donne dovevano avere un aspetto naturale con una pelle bianchissima a dare il senso di purezza e candore. L’unica cosa che si concedevano era un velo di rosso sulle gote e sulle labbra, usando polveri di minio (minerale di colore rosso) e zafferano. Per mantenere i denti bianchissimi facevano uso della salvia. I rapporti con le popolazioni germaniche diffusero la moda dei capelli dorati e per schiarirli usavano una mistura di tuorlo d’uovo, zafferano, fiori di ginestra e corteccia di sambuco. Inoltre per aver una pelle diafana, considerata all’epoca simbolo di nobiltà, venivano utilizzate paste simili ai nostri fondotinta, composti da ossidi di mercurio o argento misti a grassi vegetali o animali, oppure la ‘cerussa’ (o biacca di piombo).

Con l’avvento del Rinascimento, non ci fu solo la rinascita delle arti, ma ritornò anche il gusto per il classico e per la bellezza, intesa come perfezione ed armonia, tramite la ricerca di un incarnato perfetto e dell’esaltazione delle forme. Anche qui troviamo altre ricette a base di erbe realizzate allo scopo di esaltare la bellezza:


- per schiarire i capelli, venivano lavati con acqua di cinapro, zolfo e zafferano bollito;


- per ammorbidire la pelle del viso ruvida e arrossata, si faceva una miscela con biacca di piombo e olio di viola.


CURIOSITÀ: a quell’epoca la sporcizia era dilagante sia tra le classi più povere che in quelle più elevate. Si temeva di prendere il colera dall’acqua contaminata per cui veniva sostituita con l’uso/abuso di profumi a base di violetta, lavanda e fiori d’arancio.

Nell’epoca Vittoriana, tra il 1700 e il 1800, vigeva sempre la moda di un volto diafano, un look pallidissimo dalla pelle di porcellana. Forse per evitare di far uso della biacca come belletto bianco, perché ritenuto tossico, venne introdotto un accessorio molto utilizzato dalle dame, un oggettino lezioso e impreziosito da ricami, l’ombrellino parasole, come anche la veletta. Inoltre l’uso eccessivo di trucchi non era visto di buon occhio dalle classi più elevate, era appannaggio esclusivo di attrici e prostitute. Insomma, la perfetta dama vittoriana era naturalmente pallida, dimessa, delicata, e utilizzava il trucco senza esagerare.

Nei primi decenni del ‘900 cominciarono a nascere le prime case cosmetiche e cambiarono completamente i canoni estetici. Non più donne dimesse e dal colorito pallido.

Si comincia a fare uso di fondotinta, ciprie, rossetti, ombretti, tutti prodotti prevalentemente per sintesi di sostanze chimiche. Vengono messi da parte i prodotti naturali che vennero sostituiti da quelli derivati dal petrolio perché più economici, quindi più commerciabili.

Per avere prodotti di formulazione Bio, con sostanze naturali e vegetali bisogna aspettare gli anni ’60, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui è addirittura possibile personalizzare le creme in base alla propria pelle. In pratica prodotti a impatto zero per l’ambiente ma soprattutto che non facciano male alla pelle.

Tra le sostanze più utilizzate nella fitocosmesi di oggi, troviamo:


- germe di grano, olio di ciliegio, olio di soia, olio d’oliva, olio di mandorle, acque distillate aromatiche (acqua di rose, di fiori d’arancio), unguenti a base di burro (unguento per il corpo a base di cacao e carota, burro di karitè per massaggi al viso) e cere vegetali (cera carnauba, cera jojoba), ribes nero, etc…


IL RITO DI SAN GIOVANNI

La notte di San Giovanni, secondo un’antica leggenda, era considerata in grado di portare fortuna e prosperità. Tra i riti propiziatori e purificatori di questa notte considerata "magica" un ruolo di primo piano era svolto dalla celebre acqua di San Giovanni, la cui preparazione iniziava al momento del tramonto del 23 giugno. Per tradizione, le erbe e i fiori dovevano essere raccolti da mani di donna, possibilmente a digiuno e in numero dispari. Solitamente si raccoglievano un numero di 7 qualità diverse di fiori ed erbe aromatiche, come ad esempio artemisia, lavanda, malva, rosmarino, fiori di iperico, menta e salvia, come pure camomilla, papaveri, fiordalisi e, a volte anche rose, ovviamente scelti in base alle fioriture del territorio. L'iperico, invece, non poteva mancare, una pianta a base di un olio essenziale e derivati fenolici, tra cui un pigmento di colorazione rossa chiamato ipericina. Da esso deriva il nome di erba di San Giovanni, in quanto il colore rosso ricorda il sangue versato dal santo quando fu fatto decapitare da Salomé. L’iperico, quindi, è indispensabile nella preparazione dell’acqua di San Giovanni poiché si pensa abbia la capacità di scacciare gli spiriti malvagi.

LA PREPARAZIONE: i rametti e i fiori raccolti venivano immersi in un recipiente con dell'acqua, da porre all'esterno dell'abitazione per tutta la notte in modo da poter assorbire la rugiada del mattino, che, secondo la tradizione, riusciva a dare all'acqua poteri purificatori e curativi proteggendo da malattie, sfortuna ed invidia. La mattina dopo, il giorno di San Giovanni, l'acqua veniva utilizzata per lavare viso e mani, oppure per fare il bagnetto ai neonati o per rigenerare la pelle. Inoltre se fosse avanzata dell’acqua questa non si conservava ma doveva essere regalata.

Questo rituale ha origini molto antiche e si usava prepararla in diverse regioni italiane da nord a sud.

Nel link seguente è possibile visualizzare le piante e le erbe aromatiche più utilizzate:

https://youtu.be/f8elawnNZGo?si=Ewg5-rSMo5an7kaR

lunedì 16 settembre 2024

PIN E PASSWORD

 

Nell'era di Internet è diventato importante poter inviare messaggi che comunichino determinati fatti al destinatario senza rivelarne inavvertitamente altri, sia all'interessato sia a chiunque altro. Immaginiamo, per esempio, di voler pagare con la carta di credito. Trasmettere il solo numero di quest'ultima non è saggio. Perché questo messaggio essenziale sia efficace, il destinatario dovrebbe effettuare un trasferimento di denaro ogni qualvolta riceva il numero di una carta valida. Inoltre, qualcuno potrebbe intercettare il numero o persino creare un programma informatico illegale in grado di memorizzare i numeri delle carte di credito per fare acquisti sfruttando i conti altrui.

Usare un normale PIN non aumenta di molto la sicurezza, perché anch'esso deve essere trasmesso per mezzo della rete. I sistemi di sicurezza usano in genere un codice per confermare che il messaggio provenga da una fonte legittima; sono efficaci se il codice è sicuro ed oggi esistono molte idee per creare codici sicuri. Anzi, alcuni lo sono a tal punto che le forze dell'ordine vorrebbero bandirli perché possono consentire ai criminali di inviare messaggi che non verrebbero decifrati nemmeno se intercettati. Le associazioni che difendono le libertà civili vogliono, d'altronde, che la privacy degli individui sia tutelata dai ficcanaso del governo.

Un approccio alternativo al sistema in codice è quello che usa un "protocollo a conoscenza zero": si tratta di un modo per convincere il destinatario che si è in possesso di un'informazione chiave, come un PIN, senza rivelare quale sia. Vi chiederete se tali protocolli esistano davvero: ebbene, negli ultimi anni i crittografi ne hanno inventati molti.

Solitamente l'accesso ad una risorsa avviene rivelando una chiave, che prende il nome di password, al custode della risorsa, che può essere una persona o un software, con l'annoso problema della gestione delle password. Invece con la crittografia a chiave pubblica, grazie al protocollo a conoscenza zero, all'accesso riusciamo a dimostrare la nostra identità senza rivelare la chiave privata e mediante tale identificazione sicura ci viene fornito l'accesso alla risorsa presente nel sistema.

Vediamo, adesso, con un semplice esempio come funziona il protocollo a conoscenza zero. Il "custode della risorsa" genera una frase che critta con la nostra chiave pubblica, e chiede al "Signor X" di rispedirgi la frase decrittata. Se la frase che il custode riceve, coincide con quella che ha trasmesso in precedenza, vuol dire allora che il Signor X è effettivamente la persona che ha effettuato l'accesso. Le prove di conoscenza zero sono probabilistiche poiché c'è sempre qualche possibilità che un imbroglione astuto trovi un modo per ingannare un verificatore onesto, ma il concetto fornisce un meccanismo di verifica piuttosto solido per un'asserzione mentre protegge tutte le informazioni ausiliarie correlate a questa affermazione.

Inoltre si utilizzano, oltre a PIN e password, anche dei codici di sicurezza, che ti vengono inviati tramite SMS, dopo aver effettuato l'accesso tramite le proprie credenziali, per essere certi che sia proprio tu e non qualcuno che si sia appropriato dei tuoi dati. Sono molti ad utilizzare questo metodo di accreditamento, specialmente se sono in essere transazioni bancarie, come quelle che si fanno tramite home banking, ma anche se si acquista su siti di vendite online, o per effettuare un pagamento sempre attraverso la rete. Ecco perché è molto importante conoscere l'affidabilità e la sicurezza adottata dal sito a cui stiamo accedendo, in particolar modo se si tratta di siti e-commerce.

Per essere certi che il sito su cui stiamo navigando sia sicuro e affidabile per prima cosa dobbiamo verificare che sia presente un bollino con la scritta "sigillo netcomm", che di solito si trova in basso alla pagina web; bisogna accertarsi di effettuare pagamenti su pagine web protette, le quali sono riconoscibili in quanto l'indirizzo che compare nella barra degli indirizzi del browser comincia con "https://" e non "http://". Inoltre, le pagine protette contengono un lucchetto visibile all'interno del browser (ad esempio nella parte in basso a destra o nella barra di navigazione). Cliccando due volte sul lucchetto, è possibile verificare l'esistenza di un "certificato" che garantisce l'autenticità del sito.

Quindi, prima di effettuare qualsiasi tipo di pagamento bisogna che vengano seguiti questi piccoli accorgimenti, per non avere brutte sorprese!

domenica 15 settembre 2024

RACCONTATE LE FAVOLE AI BAMBINI?

 


Ricordo ancora come era bello ascoltare, prima di addormentarmi, quelle storielle che ti facevano sognare, andare in un mondo fatato, dove tutto era meraviglioso, dove nessuno soffriva, dove tutti i problemi alla fine si risolvevano. Insomma in quel mondo surreale che non esiste ma che in quel momento ti dava un senso di benessere perché le parole uscivano dalla bocca di quella persona di cui tanto ti fidavi: la mamma, il bene più prezioso che ogni figlio possa avere. Sentire quella voce che raccontava, la sua mimica che cambiava in base al personaggio creava quel rapporto di complicità così unico che avresti voluto non finisse mai, vincendo in tutti i modi il sonno che ad un certo punto sopravveniva inesorabilmente.


Anche questo per me è un modo di educare, non serve solo parlare con i bambini, discutere delle varie problematiche, confrontandosi, chiarendo e dando loro il buon esempio, serve anche ritagliare un lasso di tempo giocando e partecipando al loro "mondo" calandosi nel loro fantastico spazio immaginario. E questo magico strumento per raccontare il mondo ed insegnare la morale ai piccoli è rappresentato proprio dalle favole, perché in ognuna di esse è contenuto un significato recondito che puoi capire solo con la maturità.

Inoltre leggere stimola la curiosità del bambino e invogliandolo a seguire il racconto, rendendolo accattivante, non facciamo altro che potenziare le sue capacità di attenzione. Gli studiosi dell'età infantile hanno provato che se il bambino viene stimolato alla lettura è più precoce nell'acquisizione del linguaggio, possiede un vocabolario più ricco e quindi si esprimerà meglio al momento di affrontare una discussione.

Quindi non facciamo mancare ai bambini questo strumento meraviglioso, non diamo loro un libro per intrattenerlo a guardare le figure, preparate la voce e leggendo loro trasformatevi pure diventando a volte mostri, streghe o lupi ma anche principesse, fate e quant'altro ci sia in questo mondo fantastico. Non preoccupatevi di fare le facce buffe o gesti strani con le mani, ma coinvolgeteli sempre di più...leggete, leggete, leggete. Non stancatevi mai!

sabato 14 settembre 2024

COS'È LA CULTURA?

 

La cultura, nel linguaggio di senso comune, è l'insieme di nozioni che l'uomo acquisisce attraverso lo studio o attraverso l'esperienza. In poche parole, la cultura è associata all'erudizione: "è colto colui che sa"

Però, è anche vero, che il concetto di cultura ha subito delle modificazioni nel tempo. Oggi non viene, semplicemente, considerato colto colui che sa, ma colui che riesce a interpretare in modo profondo e originale tutto quello che ha a disposizione. Quindi è grazie a questa personale "manipolazione" che, ognuno di noi, si costruisce una propria personalità intellettuale, morale ed estetica.

In realtà, secondo l'antropologia culturale, ha un significato che va ben oltre il senso comune ed il possesso individuale di un'erudizione più o meno rielaborata. Il concetto di cultura risulta essere, indubbiamente, quello più discusso e controverso nella storia del pensiero antropologico. Ne sono state elaborate innumerevoli definizioni, ma la prima definizione in senso antropologico del concetto è stata delineata nel 1871 dall'antropologo evoluzionista Edward Burnett Tylor che così definisce : “La cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità o abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di una società”. La definizione di Tylor è il punto di riferimento classico dell'antropologia culturale. Punto di riferimento cronologico, perché il 1871 è la data di nascita della disciplina; punto di riferimento logico, perché quella definizione si offre a precisazioni, riformulazioni, ampliamenti o restringimenti. L'espressione “insieme complesso” sottolinea uno degli aspetti più importanti della definizione tyloriana: il mescolare. Il costume è messo insieme alla conoscenza, all'arte, alla morale ecc. e il “qualsiasi altra capacità…” spiega qual è l'elemento che le parti della cultura hanno in comune e giustifica il mescolamento: come il costume, la conoscenza, il diritto ecc. che non vengono trasmessi geneticamente ma acquisiti socialmente. La definizione supera la separazione in classi, ceti o strati sociali; la cultura non emerge da alcuni ambiti esclusivi di attività intellettuale, propri di alcuni ceti sociali, e neppure, ampliando il concetto, è appannaggio esclusivo di alcune società, in opposizione a quelle che, proprio perché ritenute prive di cultura, venivano relegate all'ambito della natura, erano cioè società selvagge. Essa, “intesa nel suo ampio senso etnografico” accomuna tutte le società umane (così come tutti i livelli interni a una società). Questa accezione apre la via alla riflessione antropologica: perché sancisce che la cultura è una caratteristica dell'uomo sociale in quanto tale, quale che sia il luogo in cui si trova e il modo in cui si è organizzato. La cultura è qui, da noi, come in qualsiasi altro luogo, presso gli altri. Da ciò deriva l'importanza del viaggio etnografico, del viaggio verso forme diverse di cultura.

La concezione pragmatica, invece, presenta la cultura come formazione individuale, volta all’esercizio di acquisizione di conoscenze “pratiche”. In tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.

La concezione metafisica, al contrario, presenta la cultura come un processo di sedimentazione dell’insieme patrimoniale delle esperienze condivise da ciascuno dei membri, delle relative società di appartenenza, dei codici comportamentali condivisi, del senso etico del fine collettivo, e di una visione identitaria storicamente determinata, come espressione ecosistemica di una tra le multiformi varietà di gruppi umani e civiltà nel mondo. Concerne sia l’individuo, che i grandi gruppi umani, di cui egli è parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al singolare, riconoscendosi ciascun individuo quale membro “di diritto”, del gruppo etno-culturale di appartenenza etno-identitaria, nonché nel “patto di adesione sociale” e nelle sue regole etiche ed istituzionali volte al fine della “autoconservazione” del gruppo etnico stesso.

La concezione di senso comune è, inoltre, il potere intellettuale o “status”, che vede la cultura come luogo privilegiato dei “saperi” locali e globali, tipico, delle istituzioni “superiori”, come le “conoscenze specializzate”, la politica, l’arte, l’informazione, l'interpretazione storica degli eventi, ma anche l'influenza sui fenomeni di costume, e sugli orientamenti, delle diverse popolazioni, fino a livelli di misura planetaria.

La concezione di tipo istituzionale, infine, vede la cultura come strumento di formazione di base e di preparazione al lavoro nell’ordine di una società economica, meritocratica e delle competenze remunerabili.

Mi ha colpito, nel mio "vagare culturale", una citazione di un papà:

Ho sognato di chiedere a mia figlia di disegnare la cultura e lei ha disegnato una giostra con tanti bambini. Io, che invece avrei disegnato un'immensa libreria, le ho chiesto perché, lei mi ha risposto “Babbo, sei tu che dici che la cultura è quella magia che ci fa stare tutti insieme!"

Forse l'innocenza infantile è in grado di vedere oltre, dove la mente di un adulto non riesce ad arrivare.

Anche questa è cultura!

LATTE SÌ, LATTE NO!

 

Il latte è un alimento che non dovrebbe mai mancare nella nostra dieta anche se, come per tutte le cose, deve essere introdotto con moderazione. Salvo nei casi di intolleranza è un alimento molto importante. Se si pensa che un bimbo si nutre solo di esso per la crescita, nei suoi primi mesi di vita, se ne capisce la sua importanza. Purtroppo su di esso ci sono molti pareri discordanti. Addirittura a questo alimento si attribuiva la causa dell'insorgenza di alcuni tumori, anche se non c'è nessun fondamento scientifico. Eliminare latte e suoi derivati dalla dieta non è necessario purché se ne faccia un consumo moderato e principalmente non ci sia una intolleranza al lattosio. Per quanto riguarda le quantità se ne consigliano  2-3 porzioni di latte o yogurt al giorno, pari a 250-375 ml, che consistono a poco meno di 2 tazze.

Perché è così importante?

Il latte è un alimento completo, abbiamo detto che i neonati si nutrono, nei primi mesi di vita, solo di esso. Le sue proteine, la caseina (80%) e la lattalbumina (20%), rappresentano 1/3 del fabbisogno medio giornaliero di un individuo e in più sono presenti anche i carboidrati, sotto forma di lattosio, importanti per lo sviluppo del tessuto nervoso. Inoltre è molto ricco di calcio, ma anche di fosforo e di vitamine del gruppo B e D e di acidi grassi. Infine i fermenti lattici presenti oltre che nel latte, nei formaggi ma soprattutto nello yogurt, portano altrettanto beneficio al nostro organismo. Questi favoriscono processi vitali indispensabili per lo sviluppo fisiologico, riequilibrano la flora batterica intestinale, ostacolando lo sviluppo di molti batteri dannosi, prevengono le infezioni intestinali, ripristinano la flora batterica dopo l'assunzione di cure antibiotiche, migliorano la digestione e il funzionamento intestinale e rafforzano le difese immunitarie.

Ma quali sono i pro e i contro?

Abbiamo detto che il latte è molto ricco di nutrienti ma per la presenza dello zucchero (lattosio) e dei grassi se ne consiglia un consumo moderato perché, oltre ad incidere sull'indice glicemico, potrebbe influire, nei pazienti a rischio, sui livelli di colesterolo.

Nei bambini, seppur alimento necessario per la crescita, ci potrebbero essere problemi di intolleranza al lattosio che potrebbero apportare sintomi poco piacevoli come disturbi gastrointestinali, gonfiore e dolore addominale. Fenomeno che dovrebbe risolversi, una volta formatosi l'enzima deputato alla digestione dello stesso.

Inoltre sfatiamo un mito: anche se il latte è ricco di calcio, non ci sono delle prove evidenti che esso sia protettivo per chi ha problemi di osteoporosi. Per di più non è l'unica fonte, ma possiamo introdurlo anche attraverso tanti altri alimenti.

Inoltre non stiamo a demonizzarlo per gli effetti dannosi in quanto se analizziamo ciò che mangiamo tutti i giorni sicuramente ci saranno tante altre sostanze sicuramente molto più dannose.

Ma come dobbiamo orientarci tra i tanti tipi di latte che troviamo in commercio?

Innanzitutto dobbiamo vedere l'origine del latte, con la nuova normativa deve essere indicata la provenienza: è preferibile quello di origine italiana.

Troviamo diverse tipologie in base al trattamento termico, qui sicuramente la scelta è dettata dal gusto: chiaramente il LATTE FRESCO, sempre pastorizzato ma a breve scadenza, sarà sicuramente migliore oltre che per il sapore anche rispetto alle qualità nutrizionali, ma il prezzo sarà meno vantaggioso rispetto al LATTE pastorizzato a temperatura elevata, che oltre a subire un trattamento termico a metà strada tra quello fresco e quello UHT, si mantiene in frigo fino a quasi un mese. Poi abbiamo il LATTE UHT e/o quello microfiltrato, che mantengono più o meno intatto il sapore del latte fresco, ma hanno il vantaggio di durare più a lungo. Infine troviamo quello per gli intolleranti, ovvero ad alta digeribilità, cioè senza lattosio. Tra le tipologie che variano in base al contenuto di grasso possiamo trovare quello scremato (non superiore allo 0,5% contenuto di grassi), parzialmente scremato (tra 1,5 e 1,8%) o intero (non inferiore a 3,5%).

Insomma per concludere non facciamoci spaventare da ciò che circola sul web e consumiamolo in quantità moderate e sicuramente ne trarremo solo i benefici, come per tutte le cose!!!

Fonte varia

venerdì 13 settembre 2024

QUANTO CONTA L'IMMAGINE?

 

Nella società odierna conta molto di più l'apparire che l'essere. Ma mi chiedo è un modo per attirare l'attenzione degli altri oppure è solo una maschera per nascondere le  proprie debolezze o insicurezze? L'apparire dovrebbe essere lo specchio del nostro essere, invece ai giorni nostri è esattamente l'opposto. Si fa a gara per apparire creandosi o inventandosi dei ruoli inappropriati e quindi non in grado di mantenerli nel tempo. Questo perché siamo bombardati da esempi di basso profilo che inducono le persone a pensare che quello sia il modello. E non si fa altro che generare una specie di stampo dove tutti si identificano. Allora quello che succede è che si sprofonda in un mondo che non è poi il modo di pensare di essere ma lo è solo perché fa tendenza. Come se si interpretasse una parte ed alla fine, secondo me, non ci si riconosce.

Chi si fa travolgere da questo mondo, a mio avviso, è privo di personalità ed ha bisogno di crearsi dei modelli da cui si diventa dipendenti. Così si innesca un circolo vizioso che dalla dipendenza porta alla trasgressione tipica dei giovani della nostra epoca. Tutto ciò messo insieme può trascinare i giovani a vivere delle situazioni pericolose che possono degenerare alla violenza. Vedi tutto quello che si sente in TV: dallo stupro, alle persecuzioni e così via.

Comunque è molto difficile non lasciarsi catapultare in questo modo di pensare, ma bisogna imparare ad essere più critici e più coscienti delle proprie capacità: non esiste solo la bellezza, cerchiamo di dare una certa importanza anche all'intelligenza, alla simpatia, alla generosità, all'onestà, alla solidarietà, valori che sembrano in via di estinzione. Ed ognuno potrebbe essere apprezzato per quello che possiede o che può scaturire dalle sue interiorità. Ricchezze che solo attraverso una comunicazione sana possiamo sperare di estrapolare.

giovedì 12 settembre 2024

COME RIDURRE I CONSUMI DEGLI ELETTRODOMESTICI

 

Nelle nostre case si consuma moltissimo, non solo per il riscaldamento, ma anche per l'energia elettrica. Eppure non sempre siamo a conoscenza di quanto possano influire, sui nostri costi, le abitudini quotidiane dei nostri apparati elettrici. In effetti sono pochi gli apparecchi che, se non usati correttamente, possono far lievitare la bolletta. Quelli più imputati e di uso quasi frequenti sono lo scaldabagno e il ferro per stirare. In compenso però si possono utilizzare le lampadine a risparmio energetico che hanno un consumo 5 volte inferiore e durano 8 volte di più delle vecchie lampadine ad incandescenza.

Optare per un consumo intelligente significa innanzitutto scoprire come ridurre i consumi degli apparecchi più dispendiosi: sapere di più aiuta a risparmiare senza rinunciare al benessere né ai vantaggi offerti dall'utilizzo degli elettrodomestici. Moltissimo si può fare proprio a partire dalla scelta e da un uso corretto.

Quando acquistiamo un elettrodomestico, una delle cose a cui bisogna fare attenzione è l'etichetta energetica. Si tratta di uno strumento fondamentale, che ci permette di valutare i consumi e l'efficienza dell'apparecchio. Appare come una serie di frecce di lunghezza crescente, ognuna di colore diverso, a ciascuna è associata una lettera dell'alfabeto: la lunghezza delle frecce indica il variare dei consumi, perciò più la freccia è lunga, più l'apparecchio consuma.

Fino a qualche tempo fa, la classe migliore era la A. Da un po' di tempo è in uso una nuova classificazione che premia gli apparecchi più virtuosi attraverso l'attribuzione di classi superiore alla A: A+, A++, A+++. Non si tratta di inutili sottigliezze: la differenza tra due elettrodomestici di classi differenti non è minima. Nel caso di un frigo, passando dalla classe A alla A+ si può risparmiare il 30% dei consumi (circa 90 kWh, pari a 16€ l'anno); mentre una lavastoviglie A+++ permette un risparmio addirittura del 50%. Classificazione che diventa importante nel caso di elettrodomestici molto "energivori", come i condizionatori, i forni elettrici e le asciugabiancheria.

Quando acquistiamo un prodotto l'etichetta deve essere posizionata ben in vista davanti o sopra l'elettrodomestico esposto. Insieme al materiale informativo (o al catalogo) deve essere allegata una scheda particolareggiata. Ogni apparecchio deve essere dotato anche di una documentazione completa che, oltre alle notizie già descritte dall'etichetta, dia avvertenze dettagliate sugli aspetti tecnici nel loro complesso.

Poi non deve mancare la garanzia europea, con le relative spiegazioni, dove deve essere indicata la rete dei concessionari autorizzati dalla casa madre oppure dei centri autorizzati a fornire assistenza. Tale garanzia dura 2 anni dal momento dell'acquisto di qualsiasi prodotto ed in caso di malfunzionamento il consumatore ha diritto alla scelta fra le seguenti alternative:

  • riparazione gratuita del prodotto difettoso
  • cambio dell'oggetto difettoso
  • riduzione del prezzo pagato
  • risoluzione del contratto e restituzione dell'oggetto

La durata biennale della garanzia però è riconosciuta solo ai privati; se il prodotto acquistato viene fatturato ad un'azienda, la garanzia è valida solamente per la durata di 1 anno.

mercoledì 11 settembre 2024

I BENEFICI DELL'ACQUA

 

È risaputo che bere fa bene, non solo quando fa caldo, ma sempre. Circa il 65% dell'organismo umano è composto da acqua, così come del resto è presente sulla terra per oltre il 70%, per cui è ben evidente che si tratta di un elemento fondamentale per la vita. In poche parole l'acqua è molto importante per la maggior parte delle funzioni dell'organismo e talora, non si dovesse bere a sufficienza, le stesse potrebbero venire compromesse e quindi si potrebbe mettere a serio rischio la salute di diversi organi vitali.

Molte volte si è reticenti a bere prima di andare a dormire per non essere costretti ad alzarsi la notte per andare in bagno ma per farvi cambiare idea, qualora ci fosse qualcuno che è di questo parere, vi cito quello che ho letto su un articolo (sono le parole di un cardiologo):

"Quando si è in piedi o seduti, la forza di gravità trattiene l'acqua nella parte inferiore del corpo, per questo le gambe possono gonfiare"

"Quando si è a letto, la parte inferiore del corpo sta cercando un equilibrio con i reni e, siccome essi eliminano l'acqua insieme ai rifiuti, questo è il momento più confacente"

In poche parole l'acqua è essenziale per eliminare i rifiuti dal nostro corpo.

Quindi la domanda che ci viene spontanea è: quando sarà il momento migliore per bere? Affidiamoci sempre ai consigli del medico che suggerisce:

  • 2 bicchieri appena alzati attivano gli organi interni
  • 1 bicchiere 30' prima di ogni pasto migliora la digestione
  • 1 bicchiere prima di fare la doccia diminuisce la pressione sanguigna
  • 1 bicchiere prima di andare a letto può evitare un ictus o un infarto

Insomma bere fa bene alla salute, non ce ne dimentichiamo, è molto importante farlo ogni volta che il nostro organismo ce lo richiede, facciamo tesoro di questi consigli.

martedì 10 settembre 2024

AROMI O SPEZIE?

 


Che differenza c'è tra aromi e spezie?

Gli aromi, meglio dette erbe aromatiche, sono le parti verdi delle piante e solitamente vengono usate appena colte in quanto ne conferiscono appunto un particolare aroma ai piatti a cui vengono aggiunte. Si possono trovare anche essiccate ma, in tal caso, si perde la fragranza caratteristica. Il processo di essiccazione può essere utile solo per conservarle più a lungo.

Al contrario le spezie sono delle parti diverse della pianta e, per poter estrarre le loro proprietà, necessitano di procedimenti e lavorazioni particolari.

Mentre i primi possono essere utilizzati a crudo, per le spezie si ottengono migliori risultati con la cottura.

Vengono utilizzate molto spesso in cucina per insaporire il cibo, appunto per aromatizzare, aggiustare, modificare il gusto di una pietanza, per renderla più gradevole al gusto.

Le ERBE AROMATICHE più utilizzate nella nostra cucina sono: il basilico, la salvia, il prezzemolo, la menta, il timo, l'aneto ed altri ancora, in base ai gusti personali.

La particolarità delle SPEZIE, invece, è quella di dare più gusto ad un piatto, per rafforzarne il sapore. Generalmente le troviamo sotto forma di bacche, semi o radici che, come detto in precedenza, necessitano di lavorazioni e trattamenti particolari per essere utilizzate. Come per esempio: la cannella si ottiene essiccando gli arbusti, i chiodi di garofano sono i boccioli dello stesso fiore essiccato ed il pepe viene prodotto dal frutto acerbo della pianta di pepe sbollentati ed essiccati. Queste sono le spezie più utilizzate nella nostra cucina. Poi ce ne sono tante altre che provengono dai paesi europei e che sono entrate anche nell'uso comune della nostra tavola, come lo zafferano che adesso viene coltivato anche in Italia e la paprika che viene dai paesi dell'Est.

La confusione tra le due specie si genera perché entrambe, a volte, conferiscono sia profumo che sapore alle pietanze indifferentemente.

Non hanno controindicazioni in quanto non aumentano l'apporto calorico ai piatti, anzi, possono essere aggiunte anche per insaporire al posto del sale, specialmente per chi ha problemi di ipertensione.

Dalle nostre parti, in Basilicata, viene molto utilizzata una spezia simile alla paprika, il peperoncino in polvere. Arricchisce molti piatti ed oltre ad esaltarne il sapore, conferisce alle pietanze quella colorazione rosso porpora. Inoltre quando è essiccato può essere aggiunto nei sott'olio, per conservarli più a lungo ed evitare che si formi il botulino.

LE VERDURE DI STAGIONE

 


Ormai ai giorni nostri non abbiamo problemi a trovare verdure ed ortaggi in qualsiasi stagione dell'anno. Anche se il sapore dei prodotti stagionali non ha nulla a che vedere con quelli di importazione e che non sono di stagione. Talvolta non è solo questione di gusto, piuttosto il fatto prevalente, è che fanno meglio sia alla salute che all'ambiente.

Adesso ci troviamo nella stagione autunnale, molto ricca di verdure ed ortaggi di ogni genere. È risaputo l'effetto benefico che tali sostanze hanno sul nostro organismo, molto ricche di vitamine, sali minerali e fibre. Ovvero tutte sostanze antiossidanti che aiutano a contrastare i radicali liberi. Ricordo ancora con molto interesse un manifesto di un nutrizionista, letto in un rinomato ospedale, che citava la dieta dei sette colori, corrispondente ad un ortaggio, uno per ogni giorno della settimana, in modo da seguire una dieta variegata e bilanciata, con un apporto quotidiano di elementi molto importanti.

Troviamo verdure a foglia larga come bietole e spinaci, ottimi come contorno ad  accompagnare carni e latticini. Ricchi in acido folico sono molto importanti per chi soffre di anemia, sostanza anche importante per le donne in gravidanza perché previene malformazioni del feto,  Poi ci sono gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere, così chiamati per la loro forma particolare, ovvero cavolfiore, cavolo nero, cavolo cappuccio, broccoli, cavoletti di Bruxelles, verze ed altri tipi di cavolo che diventano parte integrante della nostra dieta quotidiana così da poter beneficiare di tutte le loro proprietà antiossidanti. Questi ortaggi sono ricchi anche in sali minerali, fibre e una notevole quantità di vitamina C: tutti elementi che fanno dei cavoli tra gli alimenti più sani che esistano in grado non solo di difenderci da alcuni tipi di tumori, ma anche di rafforzare il sistema immunitario e di proteggerci dalle infiammazioni che sono all’origine di diversi tipi di patologie. È  per queste proprietà che le crucifere, e nello specifico i cavoli, meritano di rivestire un ruolo di spicco nell’alimentazione di ciascuno di noi. Sono ottimi sia come contorno che a zuppa, ma anche mantecati con la pasta.

Dal verde passiamo all'arancio della zucca, un ortaggio molto ricco di beta-carotene, precursore della vitamina A. Contrariamente a quanto si possa pensare, dolcissima e gustosa, è un alimento amico delle diete povere di calorie, adatta persino ai diabetici per la scarsità in termini di zuccheri. È molto versatile in cucina e si adatta a qualsiasi piatto dal primo al secondo. Ottima nei risotti.

Poi troviamo i carciofi molto amati nella cucina italiana ed è facile proporli a tavola in curiosi e gustosi abbinamenti. Oltre ad essere saporiti e versatili, sono un alimento che fa davvero molto bene: sono poco calorici, ricchi di ferro e potassio e di altre sostanze, sono in grado di svolgere una potente azione anti-ossidante. Contengono carotenoidi, ma anche sostanze come le antocianine che aiutano nella prevenzione delle malattie legate alla circolazione e all'arteriosclerosi causata da alti livelli di colesterolo. Inoltre sono depurativi per reni e fegato. In cucina vengono cotti in svariati modi, sia in bianco che imbottiti.

Inoltre gli ortaggi in genere sono molto ricchi di acqua, quindi contribuiscono ad una buona idratazione dell'organismo e molto ricchi in fibre, importanti per la regolarità intestinale.

L'unico accorgimento è di non tenerle molto in ammollo e non tagliarle prima del lavaggio, in quanto possono perdere il quantitativo di vitamine e di spezzarle con le mani, non con il coltello. Si consiglia, quando la verdura si presta, di mangiarla preferibilmente a crudo ma quando non è possibile preferire una cottura a vapore.

lunedì 9 settembre 2024

LA PIRAMIDE ALIMENTARE

 


Sapere cosa mangiare ogni giorno è una sfida tra salvaguardare il portafoglio, dati i prezzi in costante aumento e proteggere la salute, date le truffe alimentari che imperversano.

La prima cosa da fare è imparare a riconoscere la qualità ed evitare di rincorrere le sirene tentatrici della pubblicità, il più delle volte ingannevole. Saper leggere le etichette e in particolar modo la provenienza, prediligere sempre prodotti italiani, dato che all'estero oltre ad esserci meno controlli si fa più uso di fitosanitari nelle produzioni agricole. Fitosanitari che servono per proteggere e conservare i vegetali ma che spesso possono essere tossici per l'uomo.

Dopo aver fatto i dovuti controlli e accertati della qualità si pone il problema di cosa mettere nel piatto?

Per far questo ci affidiamo alla piramide alimentare.


Come si può vedere FRUTTA e VERDURA sono alla base, quindi il gruppo di alimenti da consumare in maggiore quantità. Sono alimenti a basso valore energetico, composti soprattutto da acqua e fibre, in più contengono buone quantità di vitamine, sali minerali e antiossidanti fondamentali per la salute dell'organismo.

Sono 5 le porzioni di frutta e verdura raccomandate ogni giorno, corrispondenti a 3 frutti medi e 1/2 kg di ortaggi.

Poi troviamo i CEREALI che costituiscono il secondo gradino della piramide, nella versione mediterranea sono consigliate, per una dieta media, da 1 a 5 porzioni tutti i giorni, scegliendo tra pasta, riso, pane o altri cereali preferibilmente integrali.

Nel terzo livello si collocano i CONDIMENTI che comprendono in genere i grassi di origine animale e gli oli prodotti con frutti e semi. I grassi da condimento sono una fonte energetica indispensabile per l'organismo, facilitano l'assorbimento delle vitamine A, D, E, K e contengono gli acidi grassi essenziali della famiglia Omega-3 e Omega-6 che proteggono dalle malattie cardiovascolari. Attenzione però non tutti i grassi sono uguali, occorre sempre privilegiare l'olio extravergine di oliva, componente essenziale della dieta mediterranea e ricco di vitamine e antiossidanti.

Salendo nella piramide troviamo il LATTE e i suoi derivati. Il latte è l'alimento base per la crescita ed il suo consumo è raccomandato ad ogni età.

Lo yogurt e tutte le varietà di formaggio, fresco o stagionato, sono prodotti che derivano dal latte e sono fonti importanti di calcio e vitamine. Ma mentre per latte ed yogurt è consigliato un consumo quotidiano, per i formaggi, ricchi di grassi saturi, il suggerimento è di non superare le 4 volte a settimana. Un'indicazione in più per limitare l'incremento della percentuale di colesterolo nel sangue, senza rinunciare all'apporto di calcio, è di preferire il latte ed i suoi derivati a ridotto contenuto di grasso.

Il quinto gradino della piramide accomuna CARNE, PESCE, UOVA e LEGUMI, le fonti animali e vegetali di proteine indispensabili per il funzionamento del nostro organismo. Ricche di ferro, vitamine e minerali, hanno un ruolo fondamentale nell'equilibrio alimentare ma non bisogna abusarne e soprattutto bisogna variarne il consumo. Per fare una dieta equilibrata si consiglia di alternare: la carne non più di 4 volte a settimana, preferendo la carne bianca, pollo e tacchino, alla carne rossa, ricca di grassi saturi nemici del cuore e del colesterolo e limitare ad una volta a settimana i salumi, rischiosi anche per l'alto contenuto di sale. Le uova sono consigliate 2/4 volte la settimana, mentre per il pesce, crostacei e molluschi l'indicazione è di consumarne almeno 2 porzioni a settimana, con una preferenza per il pesce azzurro ricco di Omega-3. Una buona alternativa è costituita dai legumi: il suggerimento è di metterli in tavola almeno 2 volte alla settimana. Sono ricchi di fibre ed efficaci nella protezione da malattie come il diabete, il tumore e i problemi vascolari.

Al vertice della piramide si trovano gli alimenti che non sono indispensabili e devono essere consumati occasionalmente e in quantità moderate, non più di una porzione al giorno. Sono i DOLCIUMI e gli SNACK caratterizzati da un elevato apporto calorico e dall'assenza, o la presenza in quantità trascurabili di vitamine e minerali

Infine troviamo le BEVANDE, dall'acqua alle bibite, dalle bevande alcooliche al thè e caffè. Ognuno ha caratteristiche diverse e una differente collocazione nella piramide. L'acqua è fondamentale per una corretta attività dell'organismo, aiuta la funzionalità renale, il consiglio è di bere almeno 1 litro e mezzo oppure 2 al giorno. Le bevande alcooliche, come vino e birra, sono invece da consumare con moderazione. Attenzione anche alle bibite ricche di calorie ma vuote di elementi nutrizionali ed alle bevande eccitanti, un consumo eccessivo può favorire l'insorgere di alcune patologie.

domenica 8 settembre 2024

LETTERA AL TERZO MILLENNIO

 


Caro Terzo Millennio,

ti voglio dedicare giusto due parole...
Eravamo pieni di aspettative per il tuo arrivo, le anticipazioni facevano prevedere chissà quante interessanti novità. Persino con "Spazio 1999" avevamo sognato cose astronomiche.
Invece, che delusione, non ti sei smentito come tutte le cose che vengono acclamate ed esaltate ancora prima che si conclamassero...
Abbiamo iniziato bene con l'angoscia del "millennium bug"...quando tutti i computer al momento del passaggio dal 1999 al 2000, a causa di un supposto errore si sarebbero bloccati e invece...tutto nella norma, il bug è stato solo un bluff...
Poi l'attacco alle Torri Gemelle che ha fatto vacillare il concetto di sicurezza!!
Altro disastro americano è stato l'avvento dei social network che si diceva sarebbero serviti a diminuire le distanze ma alla fine ci hanno allontanato dalle persone più vicine, oltre a ridurci degli zombie con la nascita delle influencer, figura molto discutibile.
Per non parlare dell'aumento delle tante guerre inutili, soprattutto quelle per delirio di onnipotenza, che hanno portato solo distruzione.
Ci hai messo il mondo tra le mani con la nascita di internet e la successiva introduzione degli smartphone, ma purtroppo si è fatto un uso improprio e si è messa in evidenza tutta la mediocrità presente sulla terra...solo in pochi sanno usarli in maniera intelligente...ma si sa che la minoranza non è mai contata molto...
la massa ha sempre seguito la folla...triste convinzione che ci sia la roba migliore.
Con la politica pure hai fatto molti guai, ma non ne parliamo perché ci vorrebbe un capitolo a parte.
Poi per concludere ci hai regalato pure la pandemia...beh! quella è stata la ciliegina sulla torta. Si è perso il ben dell'intelletto, oltre a fare migliaia di vittime nel vero senso della parola, sono venute fuori delle figure sempre più predominanti sui social, come i leoni da tastiera e gli haters che non hanno accettato di buon grado il lockdown, lo hanno vissuto come momento di frustrazione mentre lo si poteva utilizzare come momento di riflessione per poter fare qualcosa di utile. Sicuramente ci saranno stati anche tanti bellissimi momenti, peccato che si ricordano sempre quelli peggiori. Ma sarà vero che non bisogna mai temere i momenti difficili perché da essi si può ricavare il meglio...con la speranza che ci siano sempre più momenti migliori che ci possano dare la spinta a creare buoni propositi per un mondo sempre più vivibile e dove possa regnare la pace.

OMAGGIO A ROCCO SCOTELLARO


LA MIA BELLA PATRIA

Io sono un filo d'erba 

un filo d'erba che trema.

E la mia patria è dove l'erba trema.

Un alito può trapiantare il mio seme lontano.

Da questi versi traspare tutta la semplicità e l'umiltà dell'autore, l'amore per la sua patria, chi non è legato alla propria terra? Ma lui lo fece senza preclusioni, perché basta un soffio di vento per portare lontano i propri semi e farli germogliare altrove.

Un uomo con tanta voglia di fare, di dare al suo paese. Provo a immaginarlo come portavoce di quell'erba che trema, lui che si è battuto per migliorare le condizioni economiche-sociali della sua terra. Chi più di lui, che proveniva da una famiglia modesta, poteva comprendere al meglio la situazione sociale che vivevano all'epoca. Nella sua breve vita si è battuto contro le ingiustizie ed è stato sempre dalla parte dei più deboli.

In occasione della sua nascita, il 19 aprile scorso, giornata in cui hanno avuto inizio le manifestazioni per il suo centenario, circolava un video sui social. Mi hanno colpito le parole tratte da un racconto della sua mamma: "Appena nato era come se lo avessero avvolto in un velo, glielo tolsero, lo misero ad asciugare e il padre se lo mise nel portafoglio, perché dicono che chi nasce velato è fortunato."

Beh! Non penso che abbia avuto tanta fortuna, morì giovanissimo, a soli 30 anni, in più, diventato sindaco all'età di 23 anni, ha subito l'accusa di peculato. Allora la pena era la reclusione e si fece 45 giorni di carcere, anche se poi la sua accusa fu riconosciuta infondata. Qualcuno disse che fu proprio il dolore per questa ingiustizia a spezzargli il cuore, facendolo morire di infarto.

Insomma non fu solo un politico, fece attività sindacale, ma fu anche uno scrittore. Ci ha lasciato tante poesie e racconti, anche se incompleti. La sua musa ispiratrice, Isabella Santangelo, morta qualche settimana fa, all'età di 98 anni, ha mantenuto fede alla sua promessa fatta quando lui lasciò la sua Tricarico per recarsi a Portici. Le disse: "Se non torno vestiti di nero e aspettami" , da allora lei lo aspettò, infatti non si sposerà mai.

Adesso io aspetto con molto interesse gli interventi dei nostri relatori per conoscerlo meglio con l'auspicio che il suo seme giunga a noi e possa germogliare in qualcosa di buono.

Concludo prendendo in prestito le parole di una cara amica "Senza il ricordo, senza la memoria noi saremmo nulla"

<<Il mio intervento al convegno in suo ricordo per il centenario - 20 maggio 2023>>

P.S. : giovedì u.s. si sono concluse a Roma le celebrazioni sul suo centenario. Voglio ricordare il nostro omaggio fatto per far conoscere ai giovani una persona che ha dato lustro alla sua regione, ma soprattutto al sud Italia 

sabato 7 settembre 2024

COSA SONO GLI ADDITIVI ALIMENTARI

 


Gli additivi vengono utilizzati nei prodotti alimentari con lo scopo ben preciso di migliorarne alcune caratteristiche, ad esempio, il colore, la consistenza, il sapore o il periodo di conservazione. Purtroppo non possiedono alcun valore nutrizionale. C'è da dire, peraltro, che ci sono anche additivi di particolare utilità, come i nitriti che hanno la funzione di conservanti, ovvero agiscono contro i batteri che, sviluppandosi all'interno del prodotto, possono produrre tossine mortali.

Se alcuni additivi sono accettabili se utilizzati con moderazione, al contrario l'utilizzo dei coloranti e degli esaltatori di sapidità è sconsigliabile in quanto non sono indispensabili e, spesso mascherano l'utilizzo di materie prime di qualità inferiore o prive di sapore. Gli unici a trarne dei vantaggi sono proprio i produttori, infatti oltre a prolungare la durata del prodotto, grazie ai conservanti, ne possono accentuare le proprietà organolettiche, grazie all'uso dei coloranti che li rendono più appetibili.

La loro presenza viene segnalata tra la lista degli ingredienti, di solito alla fine dell'elenco, ed è contraddistinto da un numero di tre o quattro cifre preceduto dalla lettera E e la funzione principale di alcuni additivi può essere identificata grazie alla prima cifra del suo codice, ad esempio, E1...indica i coloranti, E2...i conservanti, E3...gli antiossidanti.

Nonostante queste regole però bisogna prestare attenzione al fatto che esistono additivi preceduti da E2 ed E3 che non sono conservanti o antiossidanti e che svolgono diverse funzioni e li possiamo ritrovare in diverse categorie. Difatti in etichetta oltre al codice, a volte, si può trovare anche il loro nome specifico.

Bisogna, inoltre, stare attenti perché non tutti gli alimenti hanno l'obbligo di riportare la lista degli ingredienti. Per esempio gli alimenti non confezionati come il pane o i prodotti di pasticceria, come anche alcuni preincartati, come la frutta, gli ortaggi freschi; alcuni tipi di aceto, le acque gassate, le bevande con basso contenuto alcoolico, ma anche il latte, la panna ed i formaggi.

Tuttavia, per garantire un certo margine di sicurezza, il loro utilizzo è regolamentato dall'Unione Europea che, come prima condizione, tra le altre, pone il fatto che il loro impiego non debba rappresentare un pericolo per la salute della persona che lo assume. Difatti bisogna tener conto della dose giornaliera ammissibile, che viene espressa in mg/kg di peso corporeo, che un individuo normale può assumere giornalmente, per tutta la vita, senza correre rischi sensibili per la sua salute. Per essere certi di non superarla è necessario sapere quali sono le quantità di additivi contenuti negli alimenti ed il loro consumo quotidiano. Compito davvero difficile!

Ma la domanda che tutti ci poniamo è "ci sono rischi per la nostra salute?"

In effetti non ci sono dati scientifici ma nello stesso tempo non è nemmeno possibile garantire l'innocuità di un additivo. Sono stati effettuati studi tossicologici che permettono di concludere che i pericoli sull'uomo, in base alle condizioni di impiego sono molto ridotti. L'unica cosa che si può valutare è che ci possono essere delle persone a rischio, ovvero chi assume dei farmaci che possono avere reattività incrociata con alcuni additivi; i bambini in età infantile, in quanto non hanno ancora sufficientemente sviluppati gli enzimi digestivi; donne in gravidanza; persone anziane e malati il cui sistema immunitario è deficitario. Poi devono stare molto attente le persone con allergie ed intolleranze, anche se l'intolleranza agli additivi è una pseudoallergia, in quanto chi ne soffre ne tollera l'agente scatenante fino ad una certa dose, che varia da individuo ad individuo.

Per ovviare a tutti questi problemi si consiglia di non eccedere nel consumo di prodotti contenenti additivi e preferire, per quanto possibile, prodotti semplici, freschi e di stagione. Come diceva Paracelso nel XVI secolo "È la dose che fa il veleno"

LO STRANO FENOMENO CHE SI CHIAMA NATALE

Abbiamo appena finito di riporre nell’armadio le candeline e i gingilli dell’albero, appena finito di rispondere agli auguri dell’anno scors...